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giovedì 31 marzo 2016

Così,
durante i miei incontri con la psicologa, ritornavo indietro con i pensieri ai mesi precedenti.
Qualcosa era sfuggita, mi era sfuggita, che si trattasse di insofferenza nei miei confronti o qualsiasi altra cosa.
Mi tornò in mente un episodio risalente all'inizio dell'estate, forse poco prima.
Dicevo sempre che "casa mia era casa nostra" mentre casa sua era solo sua.
Nella mia ingenuità di quel dire, benché sentito sinceramente,
 forse non andavo tanto lontana dalla verità.
Quel giorno in quella casa, non mia, cercavo un posto dove appoggiarmi per annotare qualcosa,
 non mi ricordo cosa, su un foglio.
Mi scappò dalla bocca, forse non avrei dovuto:
- Non c'è nemmeno uno spazio per appoggiarsi -
La reazione fu immediata, lo sguardo che mi inflisse negli occhi quasi rancoroso,
 la risposta istintiva e credo assolutamente sincera:
- Io faccio quello che voglio -
Per un momento impietrita, ribattei spiegando che, non volevo offendere,
 intendevo solo che in uno spazio così grande fosse un peccato lasciare andare tutto così...
Mi ricordo che misi il muso, mi imbronciai come forse solo i bambini sanno fare,
 non dissi più una parola durante tutto il pomeriggio tanto che ci allontanammo l'uno dall'altra quel giorno.
Forse non era una reazione da sottovalutare, forse già spiegava tante cose e parlava più delle parole.
Non andai a fondo, mi sentii solo inopportuna, fuori luogo, elemento di fastidio.
Si, qualcosa mi era e mi stava sfuggendo da sotto gli occhi.
Venerdì pomeriggio, durante il mio incontro nello studio di Michela, di nuovo a pormi mille perché,
ho vissuto anni di realtà o come in una specie di sogno, perché io non vissi mai quegli anni come un qualcosa di pindarico, come un castello in aria.
O mi è stato fatto credere al sogno mentre la realtà era un po' più sotto, poco più sotto che covava e avrebbe trovato il modo di uscire...
- Michela con chi dei due ho vissuto e trascorso quegli anni? -
- Con tutti e due Marianna, ha vissuto con tutti e due e li ha conosciuti entrambi, così come lui ha vissuto e ha conosciuto le varie sfacettature di Marianna. Poi a volte, tra persone particolari come voi, accade che dopo anni in cui hanno avuto la fortuna di tirare fuori il meglio l'uno dall'altra e viceversa, qualcosa si spezza dentro, per entrambi, per tanti motivi e quella capacità non si esprime più, per assurdo si diventa capaci solo di tirare fuori le ombre l'uno dell'altra e viceversa, è pericoloso, annientate le conquiste che entrambi avevate raggiunto, ognuno per se. Sai Marianna, ognuno di noi ha il suo lato "ombra" e difficilmente lo si sconfigge e lo si annienta del tutto, sa essere molto forte, più dell'altro. -

Da quel giorno di inizio estate o poco prima, alla fine, un errore dietro l'altro, silenzi uno dopo l'altro, in mezzo a tanti silenzi una rivelazione, insostenibile, tardiva.
Quasi ora mi pento di aver svelato il tanto taciuto di me,
 me ne pento anche per l'uso che ne è stato fatto dopo, mi fidavo ciecamente, mai avrei immaginato venisse dato come in pasto ai maiali,
 ma forse nemmeno quello ci avrebbe salvato dal fallimento degli intenti.

Continuo a mettermi in discussione, ricerco gli errori, prima di tutto i miei, un occhio anche a quelli degli altri, credo sia umanamente comprensibile, e credo che forse non funziona così la vita, non nel senso che quando tutto va bene è solo merito degli altri mentre quando tutto va male è solo colpa tua, anzi solo mia in questo caso.

Poi lei mi fa un ultima domanda:
- Marianna perché gli hai permesso di dirti tutto quello che ti ha detto? Io non avrei permesso a nessuno di dirmi un centesimo delle parole che lui ha rivoltato addosso a te... -
La mia risposta, una non risposta, tipica del periodo:
- Niente, non lo so -

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