La nebbia è tornata a salire densa.
Dalla terrazza, una tazza di te bollente tra le mani, mi lascio avvolgere,
Vedo solo sino alla ringhiera, non più in là.
Visione che mi echeggia nella testa come similitudine di vita.
Non essere in grado di vedere più in là....
Metto tutto in discussione, anche la psicoterapia. Uno psicoterapeuta è li per consentire l'elaborazione di stati soggettivi o oggettivi?
In realtà non accetto di essermi sentita dire ciò che non mi aspettavo.
-"E' lecito che una persona decida cosa rivelare del suo passato e cosa tenere per se, tanto più quando si parla di un passato come il suo, pesante, di violenze. Proprio due anni fa, durante i nostri incontri avevamo fatto un accenno a quella situazione e subito mi ero accorta di quanto fosse riluttante a parlarne, quindi non ho insistito. Ma ad oggi penso sia stato un errore non attraversare tutti i nodi mentali collegati ancora con il passato, qualcuno di essi non è stato sciolto.Si scrolli di dosso questo senso di colpa"-
Mi chiede "ma non riesce proprio a essere arrabbiata, almeno un po', ci sono state parole forti, pesanti, di quelle che lasciano un segno!?"
No, non c'è rabbia se non con me stessa, tanto meno odio, che, per quanto sia anch'esso un sentimento, forse aiuterebbe in qualche modo, per quanto io lo ritenga un filtro assai ingannevole, non delucida, annebbia.
Provo solo la sensazione della vita che rotola sotto i miei piedi, ho solo questo paio di scarpe, per quanto scomode possano sembrare me le tengo.
Come coinvolti da una collisione, l'impatto ha generato reazioni a catena forse solo in parte prevedibili.
Particelle che cercavano di restare unite alle altre, per rafforzare il legame, hanno solo generato la reazione opposta e contraria facendole scappare via verso spazi lontanissimi e irraggiungibili, silenti.
Spazi silenti con all'interno un grido di dolore.
Perché so bene quanto anche l'armatura che può sembrare più indistruttibile è costata un prezzo carissimo in termini di dolore pagato.
Il dolore l'unico protagonista, filo conduttore comune.
E' fisico, lo sento nelle viscere, sotto la pelle, nel cuore, nella testa, in gola quando riprendono a non uscirmi le parole.
Nemico acerrimo o severo maestro?
Non c'è conforto, ne parola che sia utile, non gli si sfugge, ci si passa attraverso da soli, ognuno a suo modo.
Difficile se non impossibile stabilirne i confini, la durata, la capacità di sfaldamento e lacerazione.
Dolore e memoria si uniscono come un connubio imprescindibile tra sollievo e condanna.
Non tento di sfuggire ne a l'uno né all'altra., sarebbe inutile.
"Le parole sono importanti,
distruggono o costruiscono.
Il silenzio è importante,
allontana o avvicina.
Le pause sono importanti,...
costringono a fermarsi..."
(E.I. Anastasi)