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lunedì 30 novembre 2015

Ferie invernali e d'intorni...

Questa settimana mi ritrovo con una sorpresa non gradita:
Sette giorni di ferie forzate dati in assegnazione visto che durante l'estate ho usufruito di pochi giorni e ne ho ancora troppe per essere a fine anno.
No, non sono contenta.
Il lavoro alla fine mi è utile in questo periodo per scandire le giornate che iniziano di mattina buon'ora e in qualche modo deve venire la sera.
Il tempo mi sembra lungo, dilatato.
Ultimamente ho rallentato con i ritmi, sia fisici che mentali, una specie di sospensione per sfiorare nuovamente me stessa che mi aiuta a recuperare calma e una maggiore tranquillità di pensiero.
Non vi è nulla di risolto, solo silenzio e pause riflessive, forse non sto andando avanti...ma nemmeno indietro ed è già un piccolo traguardo visti gli scivoloni precedenti.
Il mio timore è che il tempo questa settimana mi sembri ingombrante e ancora più dilatato.
Contro ogni previsione non ci sarà nessuna visita da parte dei miei famigliari dalla Liguria.
 Oggi mia mamma e suo marito festeggiano il tanto atteso arrivo della pensione di lui, e di questo son contenta perché ha lavorato veramente tanto, e con domani parte il progetto di riorganizzazione della loro casa, lavori di restauro che hanno iniziato a programmare qualche settimana fa "prima che i soldi finiscano" così dice mia mamma.
Hanno da fare dunque, di questo sono assolutamente più serena anche io che di incursioni proprio non ho bisogno.
Il filo sottile che tiene in equilibrio il rapporto con mia madre è sempre più lacerato e consumato.
Non mi stupisce affatto il sentirle pronunciare le fatidiche parole degli ultimi giorni, come la registrazione su un nastro che arriva puntuale:
-Non hai idea di quanto sto male, non puoi immaginare- e poi eccola che si tradisce lasciandosi scappare che non ho ancora la tavola e le sedie delle cucina, quindi come si fà!?...
Bene, penso che il tavolo e le sedie mancheranno ancora per parecchio tempo, non ci saranno per le festività di Dicembre né per quelle di Pasqua.
In realtà ho iniziato a mettere da parte qualcosina ogni mese una specie di salvadanaio per ultimare la cucina, con l'anno nuovo vedrò se riesco nell'intento.
Intanto mia madre e sua sorella sono già proiettate al menù del loro Natale, è meglio pesce a Natale e carne a santo Stefano o viceversa? Agnello da comprare, carciofi da impanare, la cima, un classico nei Natali della cucina ligure...
Naturalmente mi chiede se ho fatto o farò l'albero che fà un po' di allegria.
 Ma pensa davvero che me ne possa importare qualcosa!?
Ascoltando taccio un attimo, prendo fiato e evito di perdere il controllo come quando a settembre il suo unico pensiero fù quello di dirmi:- mi raccomando metti manciate di sale grosso negli angoli della casa nuova che tiene lontana la sfortuna-.
Il significato profondo delle festività natalizie è tutto lì?
Un albero ben fatto, mangiare tanto e bene, bere sino a sentirsi il ventre tirato e gonfio?
E' questo un modo per mettere da parte il dolore, un grande dispiacere, l'assenza di chi tanto ti manca?
Sembra assurdo, c'è chi ci riesce!
Pur col rammarico di quanto in fretta possa cambiare la vita, sorrido e mi quieto pensando all'anno scorso.
Erano passati i primi giorni di Dicembre e preparavamo la partenza per la Val Pusteria approfittando delle ferie invernali, pochi giorni ma intensi, assolutamente ben riusciti e soddisfacenti, aria buona, aimè buona cucina, la  prima volta insieme ai mercatini di Natale a Brunico e San Candido, col loro centro pedonale, tutto illuminato come imponeva il periodo, ma un'atmosfera ancora tranquilla che si lasciava attraversare.
Per disilludere un po' l'immaginario collettivo c'è da dire che questi tanto decantati mercatini sono un po' tutti uguali, diventavano più che altro una meta nei tardi pomeriggi per rifocillarsi dalle escursioni con vin brulè e ottimi panini caldi con salsiccia.
Già, le escursioni, il freddo della ombrosa Val Foresta, i rifugi dopo Prato Piazza, il Monte Specie, le mie goffe scivolate sul ghiaccio, me ne ricordo una al giorno in media,  e l'idea di quella piccola traversata per sorpassare un tratto di percorso ghiacciatissimo che lì per lì mi aveva così tanto spaventata.
Le macchine fotografiche fedeli compagne di viaggio a immortalare panorami maestosi e giochi di luci.
La soddisfazione di quel fare che aiutava a sopportare gli acciacchi fisici e il proposito di tornare perché c'era ancora tanto da vedere, da esplorare.
Quel senso di appartenenza senza "possedersi", la condivisione di momenti semplici vissuti con l'incanto di sempre.
L'unicità di speciali semplicità.
No, non permetterò a questa settimana a casa di destabilizzarmi, farò quello che faccio ultimamente, mi coccolerò con il borbottio dell'acqua per il tè che bolle, o il brontolio della moka per un caffè, visto che quei fornelli non riesco a usarli per altro, le necessarie passeggiate con Stitch, qualche buona lettura, un po' di scrittura, e tanti bei ricordi a farmi compagnia, mi infondono quiete anche se non priva di malinconia...
E anche oggi è quasi passato...