Era Novembre.
All'inizio il Rilke in una giornata, nel pieno dell'autunno, ancora tiepida e assolata.
Giorni dopo il Carso, anche per me sarebbe diventato un amico,
era sempre stato li,
a portata di mano,
ma per me e le mie immotivate paure ancora uno sconosciuto,
i primi passi, sotto quell'ombrellino che appena copriva entrambi.
In giornate come queste, umide di nebbiolina,
accarezzava i volti come leggero vapore nebulizzato.
Un'atmosfera di avvolgenze anche senza dir niente,
era sufficiente esser lì.
Sotto il capannone , seduti sulle panche affiancate alle tavole da sagra,
parlando del "qui e ora",
"Come stai qui e ora?"
"Bene."
"Allora è ciò che basta..."
Sino al giorno del San Michele.
Con semplicità abbatteva le ultime reciproche resistenze.
Tutto quanto di te raccontava la tua unicità,
quel tuo essere così diverso e speciale.
Si, era Novembre,
proprio questi giorni di Novembre.
Ti cerco nei posti che i miei occhi hanno visto e vissuto con i tuoi,
nei piccoli gesti di quelle tenerezze,
torno ad accarezzare le pareti di Castel Cadorna,
seduta su quel tronco dove appoggiavamo gli zaini,
gli occhi pieni e stanchi,
resto li e osservo muta.