I testi di questo blog sono scritti da me medesima, mentre la dove fossero di Autori diversi la loro firma verrà sempre riportata. Se qualcuno dovesse riconoscere scritti di lavori altrui non adeguatamente segnalati può farlo notare e provvederò alla loro rimozione dopo essermi accertata dell'esatezza della segnalazione. Le immagini presenti sono mie o sono prese dal web, preferibilmente da: Picasa - Flickr - Deviantart, per i video musicali la fonte è You-tube.

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venerdì 8 febbraio 2019

Stitch...

Esistono presenze (non necessariamente umane) che entrano nella nostra vita nei momenti più cupi, volgi lo sguardo verso di loro e ritrovi luce e gioia. Questa la dedico a te mentre siamo ancora mano nella zampa!🐾💕
(Agosto 2018)

"Ripenso a quando ero rimasto solo per un motivo che io non ho mai capito sentivo di essere inciampato nel destino poi sei arrivata tu e mi hai sorriso ad occhi chiusi andiamo verso il mondo vivendoci la gioia del momento Chissà, chissà se noi casomai ci riconosceremo anche più in là chissà, chissà come sarà trovarsi non è mai per caso per questo amore non ti farò andar via Io credo che il segreto è respirare mentre tutto va come deve andare troppe parole non servono a niente ma un’esplosione nel cuore cura la mente perchè un abbraccio è come guardarsi dentro perchè pelle su pelle io mi perdo e andare via da noi vuol dire strapparsi guardare i nostri pezzi sparsi tra i passi" (Tiromancino)

domenica 28 ottobre 2018

Paure e pretesti...

"L’uomo
porta dentro di sé
 le sue paure bambine
 per tutta la vita.
Arrivare ad non avere più paura, questa
 è la meta ultima dell’uomo."
(Italo Calvino-Il sentiero dei nidi di ragno)

Piano piano, con il tempo, ho imparato che non volevo e non dovevo avere più paura di niente e di nessuno.

Lui volle sapere tutto
trovando il pretesto
per rovinare tutto,
ma il gioco ormai era fatto,
lo conduceva lui.

mercoledì 24 ottobre 2018

Tutto bene, grazie...

La mia vita è una finzione.
Trascorro un giorno dopo l'altro, sorrido, parlo, respiro.
Lavoro, rientro, leggo,
vado dormire,
passa una notte,
la successiva,
da tre anni,
un giorno dopo l'altro.
"Ciao Marianna, come stai?",
di rado qualcuno forse finge soltanto di interessarsi, da lontano,  senza il desiderio di andare oltre,
"Tutto bene, grazie" rispondo sempre così, sempre con il sorriso.
Infondo è stato un grande anno,
ho lavorato sodo, studiato, ho vinto un concorso, ho cambiato lavoro in attesa che arrivi la chiamata dell'ospedale, cosa potrei desiderare di più"
Ma dentro ho il precipizio più profondo,
per non averti lasciato addosso abbastanza amore
 per venire a riprendermi.

lunedì 22 ottobre 2018

Ti ho aspettato...

Lo sapevo, non avrei voluto mai saperlo.
Ti ho aspettato, si,
per tutto questo tempo, proprio come quando ti aspettavo dopo settembre. Passavano i mesi, ottobre , novembre, dicembre,  gennaio....
"Non saremo mai più una coppia", così mi avevi detto, "ma faremo ancora cose insieme",
così mi avevi detto.
Intanto pubblicavi le tue foto, quelle nelle giornate passate in montagna, sulla neve, con Cora, Franco... a volte eravate tu e la moto...
Ero contenta perché pensavo che mentre ti vivevo ancora in quelle foto tu tornati a vivere.
Quasi a farmi un dispetto...
Ti ho aspettato, si.
Un messaggio, una telefonata, un caffè...
E il mio cuore ti aspetta ancora, se non fosse altro anela la persona...l'amico.

"Lo sapevo che non tornavi,
ma è stato bello aspettarti.
Ti ho conosciuto più quando non c'eri
di quando eri con me."
Anna Baute

venerdì 29 giugno 2018

Caro Roberto...

Caro Roberto,
sono alcuni mesi ormai che non scrivo più sul blog. In realtà non scrivo da nessuna parte da un bel po'. Ricordo ancora gli ultimi nostri scambi di gennaio...
Il primo Aprile pensi che non avrei desiderato inviarti gli auguri per il tuo compleanno, o chiederti se con Cora ci fosse stata un'apertura, o come proseguisse la convalescenza...
Ma ho preferito obbligarmi a tenere la mano ferma, non poter liberare la spontaneità in questi casi è doloroso, almeno per me.
Ma ho sempre questo Blog, conservato negli anni, quanto della nostra vita insieme qua.
Qua posso scrivere serena, forse nessuno neanche passa a leggere, mai un commento, mai una reazione.
Nessun fastidio per nessuno quindi se raccolgo qualche pensiero, ricordi, riflessioni, mancanze e assenze.
Nel corso degli anni avevamo sempre sostenuto e riconosciuto come la comunicazione esclusivamente scritta non lascia dubbi all'emittente, che sa bene cosa desidera esprimere ma, comporta il rischio che il ricevente, con l'interpretazione che ne da, deduca altro...
Così è andata infatti.
Mi mancano le mail periodiche che ti inviavo, mancano alle mie mani sulla tastiera, mancano alla mia testa, mancano al cuore, perché, mettila come vuoi, in primis sempre col cuore ti ho scritto, di qualunque cosa si trattasse.
Tre anni, sono tre anni ormai.
Strano come continui a far parte della mia vita e come continuo a tenerti accanto qualunque cosa io faccia anche se non ci sei più.
Penso che l'Amore sia questo, è quel sentimento che se veramente c'è stato non si dissolve qualunque cosa accada o ci si dica o ci si gridi in alcuni momenti.
A volte mi domando se mi senti, quando ti penso, quando ancora piango per te o quando ancora sorrido con te, con noi e... succede piuttosto spesso per fortuna.
Questo per me si sta dimostrando un anno intenso, di lavoro duro, di obiettivi che con determinazione sto cercando di realizzare.
Il concorso che da tanto aspettavo finalmente ha avuto inizio con la prima prova del 20 giugno.
Ho studiato e sto studiando tantissimo.
La seconda prova mi aspetta il 12 Settembre, quindi sarà un'estate concentrata in quel senso.
Impariamo in vari modi quanto possiamo essere forti, a mettere in gioco le nostre abilità, ce la possiamo fare, tutti, nessuno escluso, tutto si può sostenere, sopportare...
Questa volta spero che il prezzo di questa battaglia sia un prezzo che sto pagando e pagherò sino alla fine con soddisfazione.
Questo sarebbe stato sicuramente un buon momento da condividere con te, un obiettivo che se raggiunto sai bene che cambierà in meglio la mia vita, qualche rinuncia e sacrifici in meno non sarebbero male a questo punto della vita. Di riflesso avrebbe migliorato anche la nostra...
E sai una cosa: negli ultimi scritti mi avevi fatto molto arrabbiare, non permetto più a nessuno di sminuirmi o ipotizzare o dedurre in modi anche offensivi.
Ti scrissi comunque "gridandotelo" che tu ti meriti di restare da solo e che è vero, come dici tu, che sei nocivo...
Nessuno si merita di essere solo, sul fatto che sei nocivo è vero, ma forse il tuo modo di iniettare  veleno è solo una forma di autodifesa dalle tue paure,
da tutto ciò che non vuoi affrontare perché, nonostante hai scalato montagne appeso ad un filo nel vuoto, il coraggio di affrontare "qualunque cosa" non lo vuoi avere.
Con quel veleno però spesso deformi le persone accecando te stesso, anche questo forse lo fai di proposito perché non vuoi osservare la realtà.
A gennaio se ti sei sentito di aprirti con me in quel modo, quasi intimo e confidenziale, le possibilità sono due:
o lo hai fatto intenzionalmente perché avevi già pianificato che volevi farmi del male e sapevi bene che avresti trovato terreno fertile,
oppure lo hai fatto in un momento di lucidità in cui hai sentito le cose per come erano,
hai sentito che io c'ero e ci sono e
 che tutto ciò che da sempre di te mi hai "donato",
comprese le tue momentanee fragilità,
l'ho conservato dentro di me, ne sono diventata il piccolo custode senza doverne o volerne farne mai uso ne a mio vantaggio, tanto meno a tuo svantaggio.
Non si crea mai uno svantaggio se vogliamo davvero bene a qualcuno.
Mi manchi tantissimo.
Sappi che ti porterò con me in sede d'esame di concorso il 12 Settembre.
Oh.... saresti così fiero di me, chissà magari lo sei ugualmente nonostante la tua invisibilità.
Un caro saluto.
Anna.

giovedì 11 gennaio 2018

In qualche posto, in qualche tempo....

E' talmente assurdo...
Eppure a volte
mi sento come
se tu
fossi li,
nascosto da qualche parte,
in qualche posto,
in un tempo che
non fa nemmeno parte
di questa misera vita,
forse di un'altra vita,
e da li mi osservi,
se sto bene,
se sto male,
se faccio qualche sciocchezza,
o se riesco a continuare
a rotolarmi
con questa finta disinvoltura
illudendomi di avere mille cose da fare...
ma già,
forse è soltanto un riflesso,
il riflesso di quello
che faccio io con te che
son sempre rimasta
qui...

sabato 29 luglio 2017

Vetrine...

Da parecchi giorni sto riflettendo su un episodio accaduto di recente.
Sono fatta così da una vita, ho bisogno di tempo per elaborare situazioni e fatti che hanno creato in me una sorta di destabilizzazione o quando qualcuno mi addita volendomi far credere che il male è in ciò che faccio quando il male io non lo vedo.
Ho scritto un post su Facebook nel quale parlavo con entusiasmo di una recente esperienza di tirocinio ospedaliero. Non ho fatto nulla di eccezionale,  sono semplicemente stata me stessa e ho trasportato quello che ho imparato a fare nel mio posto di lavoro nella realtà del tirocinio. Non potevo avere nessuna certezza, nel senso che, lavorando da 10 anni nella stessa realtà è non avendo altri termini di paragone potevo pensare il mio operato sufficente e adeguato mentre in una realtà diversa poteva non bastare o non essere gradito.
Invece è andata bene, non sono arrivate le solite bacchettate gratuite che spesso nella vita sono stata abituata a ricevere, o al limite indifferenza nei confronti di cio che cerchi di fare con passione e quella passione viene scavalcata dai soliti "voi dovete", anzi sembra incredibile come una parola giusta al momento è al posto giusto possa essere stimolo e motivazione a fare meglio e di più.
Mi porto a casa una bella esperienza.
Bene. Per quel post sono stata aspramente rederguita da un'amica,  non un'amica tanto per dire ma probabilmente colei che pensavo la mia migliore amica.
Lei sostiene che scriverlo è stato un gesto privo di umiltà,  che mi sono montata la testa e che ho perso di vista ciò che è un operatorio sanitario: l'ultima ruota del carro, nonché semplici lavaculi.
Le sue affermazioni mi hanno lasciato senza parole prima di tutto perché anche lei fa lo stesso lavoro e sa bene che l'oss è molto di più che una lava culi. Senza i nostri occhi attenti ai pazienti e sui loro cambierai anche gli infermieri si perderebbero più cose.
Alla fine Facebook è una spece di vetrina, quella vetrina ogniuno la allestisce come meglio crede, in base ai suoi gusti e alle sue attitudini. Ci sono persone che si fanno selfie 24 ore su 24, chi esibisce ogni fase della crescita dei figli, chi posa nudo, chi uccide animali e ne fa mostra (aberrante), chi suona, chi fa escursioni, chi vola, e si potrebbe andare avanti all'infinito.
Io provo a scrivere, passione e necessità da una vita, parole Stese Senza Pretese,  non ho nulla da insegnare, cerco solo di imparare da ciò che vivo e ho vissuto.
Nel momento in cui ogniuno parla di se e per sé,  senza importunare o creare problemi ad altre persone, la scrittura è e rimane un atto di libertà di pensiero.
Penso oggi più che mai che nessuno possa arrogarsi l'autorità di giudicarmi e decidere cosa di me posso scrivere o non posso scrivere.
Fare una riflessione o un'analisi di qualche cosa è ben diverso dall' additare e giudicare in modo perentorio.
È un po come fare un giro in centro, si guardano le vetrine, se quello che vedi in una vetrina non ti piace come modello, accostamento di colori, è troppo lungo o troppo corto, ti soffermiamo su quella vetrina poco o niente ma sono certa che a nessuno sia mai venuto in mente di entrare nel negozio e dire perentoriamente alla proprietaria o alla commessa cosa deve mettere in vetrina e come lo deve mettere.
Metafore a modo mio?
Può essere si, ma alla fine se ci pensate un attimo è la stessa cosa.

domenica 23 luglio 2017

Ritorni alle origini...

Marianna aveva un assoluto bisogno di rimettersi in cammino.
Immobile ormai da troppo tempo, cigolava da far paura...
Bisogno di mettersi in discussione, di mettersi davanti allo specchio e guardarsi ben dritta negli occhi.
Minacciandosi anche un po' 😄
Bisogno di ritrovare il sorriso.
Di mettersi di fronte allo zaino, che ama portare sulle spalle quando va in montagna,
alleggerirlo delle cose superflue, facevano tanto volume, poca sostanza e tanto rumore,
e rimettere insieme quelle essenziali più discrete e silenziose...
In tutto questo ha avuto anche bisogno di un "ritorno alle origini"
(a questo, e non solo a questo, mi ha fatto pensare uno dei 4 passaggi del saluto Kali)
per ricordarsi che:
la disciplina è importante ma che le attività ludiche sono fondamentali anche in età adulta,
per ricordarsi da dove proviene, chi era e chi è,
per ricordarsi dove stava andando,
per chiedersi "se voleva davvero quello che credeva di volere" sino a un po' di tempo fa,
per capire come una brusca frenata aveva interrotto il cammino e che era decisamente ora di riprenderlo per non perdersi più...
 Sono grata e ringrazio chi sa, mi ha teso una mano e
 in qualche modo mi ha dato uno scossone.
Sono grata un pochino anche a me per l'impegno e il coraggio di ripartire e
Grazie Mammola che basta un SOS e ti fai 600 Km come fosse niente 😉

lunedì 26 giugno 2017

Dillo...

Say-it, dillo...
Sembra semplice, eppur non deve esserlo per niente, evidentemente.
Le persone ci inviano segnali in continuazione,
 così come noi ne inviamo a nostra volta.
Antenne in su, campanelli di allarme, non li riconosciamo o...
non li vogliamo riconoscere!?
Positivi, negativi, criptici tentando di fare riferimento a qualcosa d'altro metaforicamente,
ma in realtà, si ha un idea ben precisa di cosa si vorrebbe, dovrebbe dire...
Le persone a volte tornano a casa e se la prendono con il loro Capo, col lavoro, con i colleghi.
In realtà sono solo stufi della famiglia, della compagna, dei problemi, dei doveri, delle responsabilità che vanno condivisi.
"prima o poi scoppio", quanti di noi avranno detto o sentito qualcuno di vicino a loro dirla.
Forse uno pensa che non è ancora il momento,
oppure non ne ha il coraggio,
 si prende ancora un po' di tempo,
aspetta di scoppiare,
attende qualcosa di scatenante,
allora non ci saranno più scuse per salire al volo sul treno di quella decisione, chissà.
Potevi dirlo prima, potevi dirlo in un altro modo, chissà.
Si sceglie il peggiore, come staccare un contatore, da un giorno all'altro più nessuna numerazione,
nessun confronto, nessuna possibilità.
Ma una cosa posso dirla adesso...
Io lo sapevo,
così come quell'istinto recondito mi ha fatto sapere anche il resto,
oltre le negazioni, oltre le scuse, oltre parole che circuivano la mente.
Le antenne vibravano ma io le fermavo con le mani,
 i campanelli suonavano ma non li ho voluti sentire,
forse quella musica non mi piaceva, chissà,
forse stavo solo aspettando...
Aspettando che il coraggio ti venisse,
per dire
quel qualcosa che
non potevo dire io.
Alla fine hai scelto il modo peggiore,
potevi dirlo prima, potevi dirlo in un altro modo,
ma, probabilmente è stato il tuo modo.
Say-it, dillo,
quello che senti, sempre...

lunedì 5 giugno 2017

Il tempo,
padrone di
ogni momento,
noi crediamo di gestire, ma,
in realtà...
è solo l'illusione che esso
ci da.


 Noi prigionieri li dentro,
credendo di esserne i padroni.
Momento dopo momento
in un tempo senza tempo
dove ogni emozione
non ti permette di capire
dove l'inizio
dove la fine.


 Dove tutto si è fermato,
eppure,
dove tutto è cambiato.
Chi con lo sguardo rivolto
nel profondo, laggiù,
chi rivolto tra l'azzurro lassù.


05/06/2016
(Parole Stese Senza Pretese)


sabato 3 giugno 2017

Casa...

...Mi pare fosse una canzone di Jovanotti,
"O Signore dell'universo ascolta questo figlio disperso
che ha perso il filo e non sa dov'è
e che non sa neanche più parlare con te
ho un Cristo che pende sopra il mio cuscino
e un Buddha sereno sopra il comodino.
Voglio andare a casa, La casa dovìè?"
Sette di mattina,
mi alzo con già le tempie che battono al ritmo dei tamburi di vecchie danze indiane prima di una guerra.
Vortice di pensieri che non vorrei più avere, ma in questi casi "volere" non è potere.
Sto pensando a quando dicono che nella vita si può provare qualunque cosa, esperienze, cambiamenti, migrazioni,
anche un pò azzardati, ma, è importante lasciarsi dietro un posto nel quale sai di poter tornare ogni volta che ne hai bisogno.
Pensate al meraviglioso viaggio delle tartarughe.
Loro ogni anno compiono un viaggio lungo e faticoso, miglia e miglia, tra le insidie degli oceani, predatori, correnti insidiose che fanno perdere l'orientamento, ma ritorneranno a deporre le uova sempre nello stesso posto, sulla stessa spiaggia. Arriveranno spesso stremate, ormai senza forze, ma, sanno che il loro posto è quello.
E già, la natura insegna sempre...
Un posto.... dove l'impronta di te stessa,
delle tue origini, di ciò che sei stata e ti ha reso come sei,
non si è mai cancellata, lì ritroverai sempre qualcuno e qualcosa da riconoscere, odori, sapori, visuali....
Lì troverai sempre chi ti terrà accanto, chi avrà tempo da condividere e posti da riscoprire con occhi diversi, dopo tanti anni di lontananza...
Negli ultimi 3 mesi ci ho pensato parecchio,
se fattibile sarà una impresa epica, ma del resto non sarebbe nemmeno la prima per me...
Ci sono eventi che non devono e non possono più ripetersi...
Voglio tornare a Casa, casa mia,
dalla mia famiglia con mia madre che sta invecchiando e sicuramente, presto o tardi avrà bisogno di me.
Voglio tornare a casa e osservare da un lontano un pò più vicino il realizzarsi dei sogni e dei desideri di mio figlio.
Voglio tornare a casa perchè questa non è casa mia.
Ospite di questa meravigliosa regione da nove anni,
inizio a credere che se, come dicono le leggende metropolitane o di paese,
un ospite a casa "dopo tre giorni puzza",
io che da nove anni sono ospite in una terra che non mi appartiene chissà che odore sgradevole devo avere.
Ero convinta che fosse possibile mettere radici ovunque,
che la propria casa potesse essere ovunque, mi sbagliavo.
Un altro "Amore" sbagliato, non corrisposto.
Ohh ti ho amato Friuli, ti amo ancora,
così come vale con lui, l'idea di non vederti più mi causa un dolore profondo, lacerante.
In tutti questi anni ho messo sempre grande ardore, passione, impegno, ho creduto in un possibile, evidentemente, impossibile,
o quanto meno a me non concesso.
Mi hai conquistata dalla testa ai piedi,
mi sei entrata dentro agli occhi,
mi hai preso l'anima, tanto che, durante il periodo del cancro avevo chiesto, nel caso fossi morta, che avrei voluto un pò delle mie ceneri qua e un po a casa.
E come sempre accade, ci sono sempre segnali, solo che ci rifiutiamo di vederli, non li vogliamo accettare.
Ma tu, fiera terra, me li hai inviati tutti in vari modi:
-non ti voglio qua-
mi dicevi,
-tu vuoi questa terra, la ami, cerchi un senso di appartenenza che non troverai, lei non ti appartiene, non è la tua, non ti vuole!-
Così, ho compreso che, non ho più nessun motivo per restare qua, per morire qua e lasciare qualche minima traccia del mio passaggio.
Voglio tornare a casa....
"O Signore dei viaggiatori ascolta questo figlio immerso nei colori
che crede che la luce sia sempre una sola
che si distende sulle cose
e le colora di rosso di blu di giallo e di vita
dalle tonalità di varietà infinita
ascoltami... proteggimi
ed il cammino quand'è buio illuminami
sono qua in giro per la città
e provo con impegno a interpretare la realtà
cercando il lato buono delle cose
cercandoti in zone pericolose
ai margini di ciò che è convenzione
di ciò che è conformismo di ogni moralismo
e il mondo mi assomiglia nelle sue contraddizioni
mi specchio nelle situazioni e poi ti prego
di rivelarti sempre in ciò che vedo
io so che tu mi ascolti
anche se a volte non ci credo"
Voglio andare a casa.
03/06/2017
(Parole Stese Senza Pretese)

lunedì 15 maggio 2017

ANGEL - Adriano Celentano



Vivo come un gatto, in compagnia di un cane.
Come un "Angelo" che non ha più un cielo,
anche l'ultima ala spezzata
se ne è andata, caduta, come si cade negli Inferi.
 Avrei tanto da cambiare invece.
Nella vita è necessario restare sulla superfice,
la profondità inghiotte e non si torna su.
La concretezza senza sogno uccide.
Questi occhi scuri e duri
la corazza di copertura di una fragilità
troppe volte violata da fiducia mal riposta.
 E giocare....prendere tutto come un gioco che puoi iniziare, ...
lasciar li o terminare,
quando vuoi tu.
"Non l'avevi capito che il gioco era finito?"...

No, sarà perché non so giocare,
 non a certi giochi,
non con le persone,
non con l'altrui dolore...
 Ad un certo punto, forse,
basta un minuto per

 diventare grande e
per certi "giochi" si è un po' troppo grandi davvero...
No, non basterà un attimo,

ce ne vorranno un bel po' di più.
Il tempo a disposizione forse nemmeno mi basterà.
Marianna.

"Angel, it's said around here
That you're living like a cat
Angel, what have you done
Why that short breath.
Can't you see it
You're a siren, but you don't like the sea
You don't know what to do
Whether live or die.
Angel, he went away
And time has stopped
Angel, haven't you understood
That the game was over
You, who were a star
Now you're a rose without thorns
Don't hurt yourself
Don't you turn off into the blue.
It takes little to start it all over again
It takes little, the music of the sea
It takes little, but it's important
That minute to become strong
Don't change, don't let yourself go
Angel, like no one else
Clearer than the moon
Angel, in your dark eyes
Lay only tough glances
I'm here by accident
But maybe an angel has looked down
And tonight
That angel is you.
It takes little to start it all over again
It takes little, the music of the sea
It takes little, but it's important
That minute to become strong
Don't change, don't let yourself go
Don't change, don't let yourself go
Angel"

domenica 14 maggio 2017

Sottosopra...

Tutto sottosopra,
lo stomaco,
il cuore,
la razionalità,
persino il dolore
una giusta direzione
no, non c'è l'ha.
Chiudo gli occhi un attimo,
su questa mia folle altalena
che gira all'impazzata
senza più catena.
Chiudo gli occhi
per non vomitare
l'ultimo pezzettino di cuore
da salvare,
ma so che non potrà
bastare.

venerdì 12 maggio 2017

La non favola....

Dovresti saperlo chi sono...

la morale di una favola
che non trova una propria storia:

ballo con gli stivali dopo avere sposato il Barone Rosso... .

Addormento un principe
senza il bacio della buona notte
e nascondo nella zucca la scarpina
guercia di un piede... .

Detengo la matta
con sette nani e mezzo
e sporco la neve per tracciare un sentiero
prima che Pollicino scopra il trucco... .

Un minestrone di favole,
alle quali non credo più.

The Tales....

"LadyMaryan, la giovane strega, il Mago cattivo e il Viandante sognatore."
Il silenzio...
Nella sua infanzia imparò tante cose sola,
compresa la convivenza col silenzio che la rese schiva e solitaria.
Un segno del destino, che la piccola Lady Maryan avrebbe realizzato solo troppo tardi.
Poi, successe qualcosa per cui il silenzio Lei pensava di averlo dimenticato e non sarebbe più tornato!
E invece no.
Solo una effimera illusione, la dimenticanza,
aveva sepolto tutto il vuoto silenzioso e solitario sotto un tappeto di "tempi migliori"...
Per lo meno questo era quello che sperava.
"The Tales" il racconto di questa storia  prevedeva:
Tempi migliori...e un lieto fine...
Una storia fatta di piccoli gesti, parole ricche, intense, profonde,
musica lieve, canti sussurrati e poesie
scritte nel cuore della notte,
nelle albe colorate come il fuoco di un sentimento estasiato.
Lei, che forse, alle storie a lieto a fine non aveva mai potuto credere, nemmeno da bambina, anzi,
temeva la possibilità di lasciarsi andare a quel credere.
Nel regno dove lei abitava, tanti anni prima, suo padre il Re,
non ebbe modo e tempo di aprire un libro per lei la sera, prima di farla addormentare,
un libro di storie belle e buone,
quei libri antichi dalla copertina di pelle spessa e le pagine ruvide come la pergamena che emana un aroma così unico e particolare, le didascalie disegnate con tratti sottili di china,
perché venne portato via presto da triste sventura.
Rimase così sola con la Regina Madre, grandi responsabilità l'attendevano e per le fiabe proprio, no, non c'era tempo.
Così la bimba crebbe, crebbe in fretta, forse troppa,
ma non c'era tempo per leggere e per credere o sognare che quei racconti fossero possibili e che i sogni fossero desideri realizzabili.
Non sarebbe mai diventata una Principessa, era troppo semplice e forse grezza.
Del resto non aveva mai desiderato una vita da principessa.
Si accontentava di poche cose, vere, concrete,
mai più di quello che realmente le occorresse.
Oh, le disavventure non le mancarono certo dopo la dipartita del Re Padre.
Lei cercò di andare avanti, a piccoli passi, cadendo spesso, cercava la sua strada tentando di non essere mai effimera o superficiale.
Si perdeva spesso in boschi che parevano or incantati, or maledetti.
Nei boschi maledetti, quando era ancora molto giovane,
incontrò una strega cattiva.
 Non era una Dama Bianca di quelle che fanno le magie buone, no, questa era gelosa di ciò che ladyMaryan aveva accanto.
Con un sortilegio le portò via tutto e nessuno mai potè rompere quell'incantesimo, più simile ad una maledizione, che, la destinava a essere privata dell'amore.
Non mancò, anni dopo, un Mago cattivo, Signore e padrone di un altro bosco maledetto in una contea vicina, la sottopose alle peggiori atrocità, rendendola schiava e assogettata alla sua folle mente.
Riuscì a trovare le tracce lasciate quando era entrata, stremata e irriconoscibile, ma ancora viva, trovò la via che la portò fuori da quel bosco.
Eppur, a volte avendolo scelto, altre dovendolo subire, di lì Lei doveva passare...
Anche dai percorsi più pericolosi.
I boschi incantati non si ricordava più dove e cosa fossero,
ma il ricordo di quelli maledetti e dei carnefici che li padroneggiavano,
 quello lo aveva mantenuto bene impresso nella mente e nel cuore.
Lei non voleva un Regno incantato.
Le piacevano i piccoli villaggi, quelli fatti di poche case,
case basse, un piccolo camino, la legnaia,
amava i campi profumati di lavanda, quelli illuminati dai girasoli,
o quelli di colza, quando ne vedeva uno, di quel giallo splendente, quasi ipnotizzante per lei,
 restava li immagiando di camminarvi sopra a braccia aperte respirando la vita iniseme al vento.
Toccava la terra, viveva di sensorialità, sai che toccare e annusare la natura, che sia roccia, un fiore, la corteccia di un albero è infinitamente magico.
Arrivò, tra varie vicissitudini, a trovare un villaggio che fosse a misura per lei, e li la sua piccola abitazione che poco per volta riuscì a rendere il suo posto sicuro, dove trovare conforto.
Curava le sue piante, in cuor suo sapeva che prendendosi cura di loro curava anche se stessa.
Arrivò in paese, un giorno, un Viandante.
Era di quella terra lui, non era stato adottato come lei che proveniva da un posto lontano.
Ma per anni anche lui si era allontanato,
senza mai ben capire quella esigenza di cambiamento, quasi incessante che lo spingeva a viaggiare, a viaggiare nel tempo, probabilmente un richiamo, forte, prepotente, dal profondo, irresistibile.
Il posto che più a lungo di tutti gli altri lo trattenne aveva un qualcosa di magico,
Castelli e Druidi e boschi incantati e misteriosi, che,
ti sussurrano alle orecchie vecchie storie magiche e gestualità di riti antichi quando li attraversi.
Li si ergono massi tra le radici di alberi altissimi, ogniuna di quelle pietre e il muschio di cui sono ricoperte racconta una storia, se entri in sintonia con il tutto quasi vedi ancora coloro che si aggirano tra stretti corridoi che sembrano costruiti come se quei massi li avessero spostati di proposito per creare mappe...
Mappe celesti, mappe del tempo... Un posto mistico, incantato.
 
Tornò perchè sentì prepotente il richiamo e la mancanza per la sua terra natia,
alla ricerca dell'ennesimo viaggio attraverso la sua macchina del tempo,
forse spinto dal desiderio di mettere radici in un posto sicuro, dopo tanto girovagare, 
ove poter invecchiare raccontando delle sue viandanze e la sua essenza raccolta e conservata tra disegni, brevi manoscritti, testi di sublimi canzoni e pizzichii leggeri con le sue grandi mani su strumenti a corde...
Questo non lo sapremo mai...
-"Vuoi questo vecchio pazzo accanto a te per il resto della vita?"-
In qualche modo si riconobbero come due anime affini.
Ogniuno dei due aprì il libro della sua storia,
per lei fu come avere tra le mani uno di quei vecchi libri, la copertina di pelle spessa, carta di pergamena, didasclaie fatte a china,
si raccontarono l'uno all'altra,
come forse non avevano mai fatto,
come lei non aveva mai fatto prima.
Si presero per mano, lui credette di potersi fermare e poterla tenere stretta,
lei dopo un pò pensò di poter credere che era arrivato chi, rompendo quell'incantesimo  malvagio,
che la inseguiva sin da quando era giovane e inesperta,
le sarebbe rimasto accanto
"per sempre".
Ma erano ancora i tempi in cui alcuni draghi sopravvissuti dovevano essere combattuti e sconfitti.
Il buon Viandante, però, non resistette ai draghi, anche se li avevano uccisi quasi tutti, o avrebbero potuto farlo insieme, portando a compimento quel compito difficile ma necessario.
Alcuni di essi venivano da lontano, erano resistenti agli attacchi...
La tempra del buon viandante verso le avversità fu messa a dura prova...
Così il suo animo tornò ad essere inquieto e triste,
non si sentì più accolto nella sua terra natale ma prigioniero di una realtà che non gli apparteneva.
Si sentì come dentro ad un bel bicchiere di cristallo chiuso da un coperchio stagno.
Il cristallo è fragile, si sà, non resisterà a tutte le avversità.
Si frantumò in tanti piccoli pezzi.
Dovette riprendere il cammino, adesso sapeva un cammino che, in un modo o nell'altro, avrebbe potuto anche non avere mai fine, più consapevole della sua natura errante e di cosa fosse "quel prurito d'ali" che da sempre tornava a tormentarlo nell'incedere della sua vita.
Ma si parlarono ancora del bene che li univa, dell'incoraggiamento e dell'aiuto che sino li si erano dati e continuavano a darsi.
Forse il loro "per sempre accanto" si sarebbe compiuto nel tempo in altri modi,
pur fermandosi lei e riprendendo il suo viandare lui...
Ma questo non lo sapremo mai, per lo meno non lo sapremo adesso...
L'uscio della piccola casa porgeva su una scala che portava al cortile esterno.
Lei si fermò sul limite della porta, si abbracciarono a lungo, lei tentava di ingoiare il magone del pianto che saliva dalla gola agli occhi, non avrebbe voluto che lui la vedesse così,
 ma era talmente fragile che in quel momento tutta la forza che credeva di avere si dissolse nel nulla.
Attese di vederlo scendere la scala verso il cortile sino a non vederlo più.
LadyMaryan, prima di richiudere la porta, si attardò ancora qualche momento, guardava la scala vuota,
gli sorrise ancora una volta, nonostante lui non fosse più li, con la malinconia di chi è sconfitto e perso,
tutto divenne silenzioso e invisibile, vuoto.
Sarebbe stata una lunga notte, la prima di molte altre.
Il primo giorno al quale altri sarebbero seguiti,
 lei tornava schiva e chiusa in se stessa,
tra infinite domande che non avrebbero mai trovato risposte se non nell'amore che aveva provato
e nel quale non avrebbe più creduto,
per lei pronunciare "ti amo" valeva più di una promessa eterna, più di un impegno scritto,
 tanto aveva temuto di dirlo, tanto aveva temuto di perderlo.
E così fu.
Tutto al fine si svolse come quel vecchio incantesimo l'aveva segnata per tutta la vita come la spada sulla testa di Damocle.
Rimase li, attonita e immobile, tra i cocci di un bicchiere di cristallo e....
credeva di aver dimenticato il silenzio e la solitudine,
aveva creduto che mai più avrebbe preso possesso della sua vita,
Il silenzio era tornato, prepotente e fiero della sua vittoria,
lei ne ricordò d'improvviso tutte le sfumature più dolorose,
avrebbe dovuto imparare a convivere con esso nuovamente,
 consapevole che
non c'è più tempo per leggere e per credere o sognare che
 quei racconti fossero possibili e che i sogni fossero desideri realizzabili.

Muore una voce...

Bollita in un piccolo
pezzo di vita,

 la mia roccia si sgretola,
come polvere calcarea
tutto mi sfugge dalle mani,...

 così come tutte le parole
possibili e dicibili,
ogni sillaba è stata
ormai consumata,

anche la voce muore
ingoiata da fauci più grandi.

Quando la voce muore
è una perdita per se stessi,
e forse non solo.

 ( Marianna.)
(Bocche del Timavo, Aprile 2017)
Poi ci sono posti in cui le parole non servono a nulla,
basta restare li ferma a guardare e
lasciarsi incantare da tal bellezza
 e sensazioni dietro le quali
 non si cela tradimento o inganno.

giovedì 11 maggio 2017

Perdersi è un attimo....

11/05/2017

Così inizia un'altra giornata.
Ultimamente, sempre più spesso, mi domando se sono davvero obbligata a questi inizi.
Mi sono attardata stamane nel letto.
 Non avevo voglia di alzarmi seppur sveglia.
Cercavo di pensare ad una specie di programma per avere la mente impegnata e non crollare nuovamente non riuscendo ad arrivare neanche a metà giornata.
Il proposito oggi è quello di riuscire a non piangere, oppure,
 se proprio l'impeto del pianto vuol venire su
vorrei riuscire ad ingoiarlo senza soffocare.
Da settimane, ormai, le sensazioni del corpo sono state ingoiate, in un sol boccone,
 dalla negatività, dalla non forza, dalla non volontà.
Sono qua ma non ci sono, avrei tante cose da poter fare, ma, non mi importa più.
Il senso di oppressione e peso al petto,
la tachicardia,
 tutte le più bastarde paure, che stanno tutta la vita lì dietro l'angolo, e tu stupidamente credi di aver sconfitto,
si sono rifatte vive, prepotenti, minacciose,
urlano sulla mia enorme fragilità, mi annientano.
Marianna dove sei?
Dove sei andata di nuovo a finire?
Dov'è la forza che sempre hanno riscontrato in te?
"devi riuscire e riuscirai, hai aspettato per quanti anni....tanti",
mi domando perché ne sei così certo,
erroneamente ho aspettato tutto quello che non c'era per me e continua a non esserci.
Sai, credo che le persone che appaiono forti e corazzate, alla fine, sono le più fragili.
Ma, anche il filo d'erba più robusto e forte che si è da sempre lasciato solo piegare dalla forza del vento, ha un gambo che non potrà resistere per sempre.
Ci si spezza, il più forte vince, va avanti, diviene, si evolve,
e...in questo caso non sono io destinata ad un "divenire".
Hai presente le meduse, raccolte per gioco dai bambini,
vengono portate a riva,
abbandonate sotto il sole cocente,
(chissà, il calore del sole li per li sembrerà ad esse anche di conforto. Io non lo sento, ho sempre freddo, un freddo profondo che viene da dentro, non ha nulla a che fare col sole che c'è fuori),
 i bambini rimangono li, quasi soddisfatti,
e attendono mentre esse si sciolgono su quella riva,
divenendo niente,
 alla fine di un viaggio che subiscono, in quanto imposta da altre mani,
una fine che non avevano previsto ne immaginato.
E non so...
E' così buio, forse luce non c'è,
forse io non sono più capace di vederla...
Nemmeno provo a cercarmi, nemmeno provo a vedere...
Oggi va così....

martedì 9 maggio 2017


Osservo e intuisco
quel planare
tra le nuvole
fino a toccare le cime del bosco,
scompari e riappari
tra i rami
come in ogni pensiero.

Scopro dentro di me
quel vuoto razionale
quella sospensione
che anticipa le mie mosse,
blocca e spezza i sogni.

Rompi il grigio granito
sfiorandolo con le parole
oscurando la mia conoscenza,
frantumando ogni ipotesi.

Cerco al di là dell'esistenza,
oltre ogni logica
e l'ignoto,
in solitarie immagini,
si muovono silenziosi cristalli
che solcano il sorriso
rompendosi sul petto
in mille pianti.

Ma la tua luce
illumina quei cocci
e la pace
in qualche modo
invade la mente.

F.Saverio.


(Non so se è  cosa buona o cattiva,
ma,
ci sei anche quando
non ci sei.
Non voglio sollievo,
ne trovare conforto.
I miei occhi parlano per me.
Un vuoto che
di razionale non ha nulla,
immagini sospese
di progetti realizzabili
si sono infrante
contro quel muro di granito
che forse sono stata io,
che forse ora sei tu.
È così che non voglio passato,
non voglio futuro.
Non cerco esistenza se non oltre
 il limite di una sopravvivenza
senza logica
nella quale
tutto è ignoto,
nessuna ipotesi concessa.
Marianna.)

lunedì 8 maggio 2017

Pozzanghere in cui annegare...

Lei premeva forte
il piede sul pedale dell'acceleratore
di quella piccola vettura.
Così piccola, così instabile.
Pensava alla canzone di Battisti
Emozioni:

"E guidare come un pazzo 
a fari spenti nella notte, 
per vedere 
Se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
Qualcosa che
E' dentro me
Ma nella mente tua non c'è "

E gli occhi pieni di copiose lacrime
che così impetuose si univano 
alle pozzanghere ai lati della strada nate dalla pioggia di quella lunga giornata.
Lei quasi non vedeva dove andava,
la verità era che non voleva più vedere niente,
la piccola auto a tratti scivolava
sostenuta da ruote consumate
da un tempo che non perdona
e usura ogni fessura.
E lei gridava,
gridava talmente forte che forse
qualche Dio 
lontanissimo e in alto nel cielo
l'ha potuta sentire.
Si sentiva così sola.
Ma nessuno la può aiutare,
non questa volta.

mercoledì 26 aprile 2017

Hai presente......Le partenze....

 
Hai presente…

una stazione, un aeroporto, un porto,
un qualsiasi posto dove ci sia
una partenza?

La gente si saluta
si augura
“A presto!”
“Ma dai!”
“E’ solo un viaggio,
che vuoi che sia?”
(Eh già…
che vuoi che sia una perdita quando
non hai perso ancora niente?
Una partenza è, sempre, dire addio
a qualcosa…)
“Vedrai!”
“Il mondo
è solo un fazzoletto!”
(Già…)
“…una cartolina ogni tanto
scrivimi
quelle cose che tu sai…”
“…vedrai!”. “Non ci perderemo…
sentiamoci al telefono
intanto…”

(Eh già…una partenza
arriva sempre all'improvviso, mai
ti trova preparato a dire
addio,

a che la vita alla stessa
misura si restringa
a una voce senza volto,
a una foto tristemente aggrappata
al suo tempo,
a quattro parole scritte che presto
avranno perso significato

e che il futuro immaginato
non sarà più tutto
il tempo a venire
ma, tutt'al più
qualche minuto
ogni tanto,
fra una cosa e l'altra.)
 

Egidio Molinas Leiva - Partenza