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domenica 14 ottobre 2018

Simili e dissimili...

Riflessioni semplici.
Sono stata da sempre orgogliosa e fiera del mio lavoro. 
Anche se ancora c'è qualcuno che ci considera solo delle "lava culi".
Come molti di noi ci sono arrivata non per caso ma per scelta.
Dopo 11 anni vissuti a fianco degli anziani, da poco mi sono avvicinata al mondo della disabilità.
  Tutto da osservare, tutto da imparare.
 Un insieme di mondi dentro al mondo "normalmente conosciuto".
Oggi ho avuto la riconferma che i banchi della chiesa non fanno i Santi (consapevolezza che mi porto in cuore da molti anni ormai),
oggi ho imparato che la diversità è ricchezza e sono molti i poveri di spirito che non possono comprendere questo tipo di ricchezza, 
ho imparato che la diversità ha la spontaneità del bambino, un cuore che sa essere limpido e aperto al nuovo e non fa discriminazioni.
Oggi ho imparato che, tutto sommato, la "normalità" è l'unica che meriterebbe di essere discriminata, perché alla fine i "diversi" sono proprio coloro che portano  la loro normalità come su di un vassoio d'argento.
Oggi ho capito che mi sono sentita "diversa" e sono felice di questo, perché se essere "normali" è ciò che ho visto oggi, beh, oso dire che la normalità e i suoi "valori fittizi" mi fanno paura e non desidero farne parte.
Scelgo di essere dalla parte di un insieme di mondi dentro al mondo normalmente conosciuto.❤
Scelgo di essere diversa...
Ma probabilmente l'avevo già scelto molto prima di oggi!

mercoledì 10 gennaio 2018

A Muso duro...

"Ho sempre affrontato tutto e tutti a muso duro e ora sono stanco"

Io a muso duro lo uso quando ce n'è bisogno,
 non a prescindere come fosse un modus operandi.
Quindi "torno in me",
ripietrifico cuore e muso,
ho delle cose da fare...
Gli obiettivi ci fanno sentire vivi,
me lo hai detto tu pochi giorni fa...
Il 18 gennaio è alle porte,
il concorso aspetta...
Fanculo tutto il resto...

lunedì 15 maggio 2017

ANGEL - Adriano Celentano



Vivo come un gatto, in compagnia di un cane.
Come un "Angelo" che non ha più un cielo,
anche l'ultima ala spezzata
se ne è andata, caduta, come si cade negli Inferi.
 Avrei tanto da cambiare invece.
Nella vita è necessario restare sulla superfice,
la profondità inghiotte e non si torna su.
La concretezza senza sogno uccide.
Questi occhi scuri e duri
la corazza di copertura di una fragilità
troppe volte violata da fiducia mal riposta.
 E giocare....prendere tutto come un gioco che puoi iniziare, ...
lasciar li o terminare,
quando vuoi tu.
"Non l'avevi capito che il gioco era finito?"...

No, sarà perché non so giocare,
 non a certi giochi,
non con le persone,
non con l'altrui dolore...
 Ad un certo punto, forse,
basta un minuto per

 diventare grande e
per certi "giochi" si è un po' troppo grandi davvero...
No, non basterà un attimo,

ce ne vorranno un bel po' di più.
Il tempo a disposizione forse nemmeno mi basterà.
Marianna.

"Angel, it's said around here
That you're living like a cat
Angel, what have you done
Why that short breath.
Can't you see it
You're a siren, but you don't like the sea
You don't know what to do
Whether live or die.
Angel, he went away
And time has stopped
Angel, haven't you understood
That the game was over
You, who were a star
Now you're a rose without thorns
Don't hurt yourself
Don't you turn off into the blue.
It takes little to start it all over again
It takes little, the music of the sea
It takes little, but it's important
That minute to become strong
Don't change, don't let yourself go
Angel, like no one else
Clearer than the moon
Angel, in your dark eyes
Lay only tough glances
I'm here by accident
But maybe an angel has looked down
And tonight
That angel is you.
It takes little to start it all over again
It takes little, the music of the sea
It takes little, but it's important
That minute to become strong
Don't change, don't let yourself go
Don't change, don't let yourself go
Angel"

venerdì 12 maggio 2017

Muore una voce...

Bollita in un piccolo
pezzo di vita,

 la mia roccia si sgretola,
come polvere calcarea
tutto mi sfugge dalle mani,...

 così come tutte le parole
possibili e dicibili,
ogni sillaba è stata
ormai consumata,

anche la voce muore
ingoiata da fauci più grandi.

Quando la voce muore
è una perdita per se stessi,
e forse non solo.

 ( Marianna.)
(Bocche del Timavo, Aprile 2017)
Poi ci sono posti in cui le parole non servono a nulla,
basta restare li ferma a guardare e
lasciarsi incantare da tal bellezza
 e sensazioni dietro le quali
 non si cela tradimento o inganno.

giovedì 11 maggio 2017

Perdersi è un attimo....

11/05/2017

Così inizia un'altra giornata.
Ultimamente, sempre più spesso, mi domando se sono davvero obbligata a questi inizi.
Mi sono attardata stamane nel letto.
 Non avevo voglia di alzarmi seppur sveglia.
Cercavo di pensare ad una specie di programma per avere la mente impegnata e non crollare nuovamente non riuscendo ad arrivare neanche a metà giornata.
Il proposito oggi è quello di riuscire a non piangere, oppure,
 se proprio l'impeto del pianto vuol venire su
vorrei riuscire ad ingoiarlo senza soffocare.
Da settimane, ormai, le sensazioni del corpo sono state ingoiate, in un sol boccone,
 dalla negatività, dalla non forza, dalla non volontà.
Sono qua ma non ci sono, avrei tante cose da poter fare, ma, non mi importa più.
Il senso di oppressione e peso al petto,
la tachicardia,
 tutte le più bastarde paure, che stanno tutta la vita lì dietro l'angolo, e tu stupidamente credi di aver sconfitto,
si sono rifatte vive, prepotenti, minacciose,
urlano sulla mia enorme fragilità, mi annientano.
Marianna dove sei?
Dove sei andata di nuovo a finire?
Dov'è la forza che sempre hanno riscontrato in te?
"devi riuscire e riuscirai, hai aspettato per quanti anni....tanti",
mi domando perché ne sei così certo,
erroneamente ho aspettato tutto quello che non c'era per me e continua a non esserci.
Sai, credo che le persone che appaiono forti e corazzate, alla fine, sono le più fragili.
Ma, anche il filo d'erba più robusto e forte che si è da sempre lasciato solo piegare dalla forza del vento, ha un gambo che non potrà resistere per sempre.
Ci si spezza, il più forte vince, va avanti, diviene, si evolve,
e...in questo caso non sono io destinata ad un "divenire".
Hai presente le meduse, raccolte per gioco dai bambini,
vengono portate a riva,
abbandonate sotto il sole cocente,
(chissà, il calore del sole li per li sembrerà ad esse anche di conforto. Io non lo sento, ho sempre freddo, un freddo profondo che viene da dentro, non ha nulla a che fare col sole che c'è fuori),
 i bambini rimangono li, quasi soddisfatti,
e attendono mentre esse si sciolgono su quella riva,
divenendo niente,
 alla fine di un viaggio che subiscono, in quanto imposta da altre mani,
una fine che non avevano previsto ne immaginato.
E non so...
E' così buio, forse luce non c'è,
forse io non sono più capace di vederla...
Nemmeno provo a cercarmi, nemmeno provo a vedere...
Oggi va così....

lunedì 8 maggio 2017

Pozzanghere in cui annegare...

Lei premeva forte
il piede sul pedale dell'acceleratore
di quella piccola vettura.
Così piccola, così instabile.
Pensava alla canzone di Battisti
Emozioni:

"E guidare come un pazzo 
a fari spenti nella notte, 
per vedere 
Se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
Qualcosa che
E' dentro me
Ma nella mente tua non c'è "

E gli occhi pieni di copiose lacrime
che così impetuose si univano 
alle pozzanghere ai lati della strada nate dalla pioggia di quella lunga giornata.
Lei quasi non vedeva dove andava,
la verità era che non voleva più vedere niente,
la piccola auto a tratti scivolava
sostenuta da ruote consumate
da un tempo che non perdona
e usura ogni fessura.
E lei gridava,
gridava talmente forte che forse
qualche Dio 
lontanissimo e in alto nel cielo
l'ha potuta sentire.
Si sentiva così sola.
Ma nessuno la può aiutare,
non questa volta.

lunedì 24 aprile 2017

Il peso tagliente del dolore.

Il peso del dolore non è sempre sostenibile.
La sua lama è affilata.
Il tempo passa ma esso resiste e
la sua lama sembra diventare sempre più forte,
sempre lucida e tagliente.
Nella vita ogni fonte di dolore fisica o interiore
 non ci prepara mai ad affrontare meglio
 quella successiva.
E' come se di volta in volta la frequenza del dolore
raggiungesse valori sempre più massicci.
Il dolore che vivi oggi è solo una infinitesima parte di
 quello che proverai domani.
Non sarai mai pronto abbastanza.
Lui crea delle resistenze,
è come una malattia verso la quale i farmaci
non riescono più a fare nulla.
Avanti così, se ce la fai.
 Finché ce la fai.
Così come ogni piccolo scalino salito,
 ogni piccola meta che credi raggiunta.
Pagherai per tutto il costo aggiuntivo di una grave perdita,
 verrai privato di qualcuno.
Ti ritroverai come al centro di un vortice
 contro il quale non potrai opporre nessuna forza di contrasto
 se non lasciare che ti trascini, a suo piacimento.
La terra sotto i piedi
non c'è più.
Sai Dio,
o chiunque tu sia,
io non volevo sopravvivere al cancro.
Pensavo mi avessi dato quella possibilità
per qualcosa di bello,
di più grande,
forse momento sereno di comunione
tra due persone.
Invece no,
il tuo disegno oggi
 ancor più di ieri
sempre più oscuro appare.

Forbidden...

Sai,
ci sono persone in grado di vedere colori che
non sono semplici colori.
Fanno parte di uno spettro che va oltre...
Sono colori che non chiunque è in grado di riconoscere o di accorgersi che ci sono, benché aleggino in mezzo a noi con noi.
Oh, quelli che li vedono se ne riempiono l'anima, si alimentano, vivono...
Una visione oltre il 4D.
E' quella immaginazione che ti fa scrivere, ti fa cantare, suonare, osservi tutto passandoci attraverso,
non restando sulla superficie.
Senti tutto in maniera esplosiva, così la gioia come il dolore.
Diventi parte, ti fondi col tutto, sei albero,
montagna, un torrente in piena, cielo,
 sei tu, sei lui, siete, eravate...
Ne hanno bisogno più della realtà stessa,
così la realtà non ti può sopraffare prendendosi gioco di te, rendendoti debole preda,
o forse il problema è proprio questo, sei così fragile proprio per questo tuo modo particolare di sentire.
E' come essere una strega bianca, fa solo riti benevoli lei.
Ma le streghe bianche non le vuole nessuno,
 sono streghe e basta,
come quelle che venivano messe al rogo solo perché conoscevano, anche guarivano a volte...
Conoscevano le piante, le guarigioni, avevano bisogno di toccare la terra, la pietra, di sporcarsi le mani, di riempirsi il torace con gli odori, infusioni di vita oltre la vita normalmente conosciuta.
Sono una fonte di spensieratezza, un pizzico di follia,
che ti permette di sopravvivere alla realtà
così cinica, egoista, crudele.
La realtà è un freddo sicario,
non ha scrupoli,
così come la maggior parte delle persone che da essa imparano
riti di sopravvivenza
che insanguinano l'anima delle persone.
Sono colori proibiti.
Proibiti perché non si possono condividere con chiunque,
se tu li vedi e li vivi
non puoi mostrarli a chiunque.
Sono solo poche,
sono persone speciali,
sono sensibili,
vivono all'interno e
tutto questo colore proibito e riservato
porta conforto, calore, luce...
E' quel passo che riesci a fare giorno per giorno,
se lo puoi condividere con qualcuno che è come te
è una esperienza di magnificenza assoluta,
senza precedenti.
Se te ne privano
ti ritrovi inerme,
l'incapacità di movimento è annientante,
padroneggia su di te
come il peggiore dei carcerieri.
Ti attende una prigione buia,
niente finestre, manca l'aria,
il tempo trascorso in quel buio
indebolisce la vita, i sensi,
ti avranno privato di tutto.
I tuoi colori proibiti
resteranno un ricordo offuscato
dalla assetata realtà
che sarà il tuo
Boia senza pietà.

giovedì 20 aprile 2017

Puttane....

Spesso mi son trovata a dire
se rinasco  un'altra volta
puttana voglio diventare,
essere una buona donna
più male non mi poteva fare.
Un po bambina
un po donna
un po puttana.
Ma la puttana la devi
sapere fare,
Lei con amore
sentimento e cuore
non ha nulla
a che fare.

lunedì 17 aprile 2017

Adesso,
Non si può dire che sia abbastanza.
È troppo,
Troppo di tutto,
Il vissuto, il patito,
I vuoti le perdite,
Le separazioni...
Il sentirsi ripetere
che c'è la farai,
i no,
Che indietro non si torna mai.
Più di tutto ciò che
 potevo vivere,
che potevo sostenere,
piu di ciò che i miei occhi
 potessero vedere.
Non è più possibile
Svuotare, alleggerire,
dimenticare,
alzare gli occhi,
in avanti guardare.
Per non sentire più
una via unica
da praticare.
È un enorme peso che schiaccia,
ti sconquassa,
sei li a terra e lui
preme , ti ammazza.
Ci sono persone
non destinate ad una serenità
Terrena.
Attraverseranno
la via parallela.

venerdì 14 aprile 2017

Vivere senza felicità a tutti i costi...

Ho sempre sostenuto, che,
 per chi non li gradisce e sopporta benevolmente,
i periodi delle Feste comandate dell'anno siano un momento di tortura e fastidio.
Quasi destabilizzanti.
Eppure vedo intorno a me,
 un indaffaramento collettivo e la "felice" frenesia del prequel.
Sino al momento in cui tutto sarà compiuto, come sempre.
Che poi, solitamente, sono gli stessi dai quali senti dire alla fine: "Meno male che è passata, non ne potevo più".
Ognuno a suo modo ha qualcosa da organizzare col sorriso sulle labbra, rigorosamente, che maschera lo stress dei preparativi affinché tutto vada bene.
 Alcuni, a dire il vero, lo fanno senza tutto l'entusiasmo di altri vedendolo come, si, un momento di riunione e incontro, forse condivisione,
 ma anche come un tour de force dopo il quale torneranno al lavoro con lo stomaco ben pieno e i nervi stressati, messi a dura prova o da madri petulanti, forse suocere impiccione, figli troppo vivaci, banchetti che metteranno gli stomaci a dura prova e non gli bastano 3 giorni per smaltirli.
E' che alla fine trovi sempre chi si lamenta, anche della felicità ostentata pochi giorni prima.
Poi c'è tutto un insieme di norme che non si possono trascurare...
La norma prevede che a Natale, nonostante festività che rappresenta la nascita (quale gioia può superare quella provocata da una nascita?) tutti sono più compiti, raccolti, diventano buoni, si commuovono, è come se all'improvviso, per qualche giorno chiunque riscoprisse di avere una coscienza, peccato solo il dimenticarselo la mattina del 27 Dicembre.
Per assurdo, a Pasqua, ricorrenza di una morte,
 tutti sono più gioiosi, sorridenti, "felici", forse perché è primavera,
 le giornate si sono allungate, tutto fiorisce (almeno fuori),
ci sono da preparare i cestini per i pic-nic sui prati (e tutti pregano, pregano soprattutto affinché non piova la notte prima perché altrimenti l'erba sarà bagnata e non potranno stendere le coperte ove appoggiare  i loro cestini).
Ah, dimentico però una cosa importante,
 Pasqua è si morte, ma, altresì Resurrezione,
 adesso ho capito, è sicuramente per questo motivo che c'è tanta felicità nell'aria.
Trovo già agghiacciante il fatto che, dalla tradizione popolare e religiosa, vengano indicate come "Feste Comandate", quasi un termine imperativo che mi dice: "sei obbligata a essere felice e serena, almeno in quei giorni".
Ebbene, no,
non sono felice, tanto meno lo sono in quei giorni che la religione, e non solo lei, mi vorrebbe comandare.
La gioia e la felicità sono uno stato mentale, sono uno stato dell'anima.
Devono esistere condizioni reali e concrete per cui ci si possa sentire così.
Per cui io mi possa sentire così, e, sono sempre più rari...
Io sono felice quando penso a mio figlio, che, sta iniziando in qualche modo a compiere il suo destino, avevo temuto che avrebbe impiegato più tempo, ma non potevo far nulla, se non stargli accanto e osservarlo,
sono felice perché è arrivato a questo punto da solo, con le sue forze, raggiungendo piccole consapevolezze dopo ogni piccolo fallimento, con genitori che gli sono stati vicini  pur dicendogli: "non ti possiamo indicare noi la via perché probabilmente non sarebbe la tua",
Grazie Alex.
Sono felice quando penso ad un rapporto madre-figlia che con gli anni si è placato delle incomprensioni e ha avuto la forza di trovare un suo spazio a valle, nel verde delle pianure, abbandonando tentativi di continue scalate che nessuna delle due era in grado di affrontare.
Ora facciamo solo quello che sappiamo fare, senza improvvisare azioni o parole, senza rivangare terreni che furono aridi per noi.
 Grazie Mamma.
Sono felice quando ripenso alla montagna, ai posti che ho visto, a cosa mi è stato trasmesso, in che modo e da chi.
Sono felice quando apro gli occhi della memoria sulla parte di me che autenticamente mi è appartenuta e mi ha permesso di crescere in quegli anni.
Potrebbe essere un trampolino di lancio per "l'infinito e oltre", invece no,
è un attracco sicuro, ritorno li quando mi dimentico di me stessa, dimentico chi sono e cosa sono in grado di fare.
Grazie Mr. Erby.
No, non sono felice per quanto riguarda il resto,
no, non festeggerò la Pasqua, lascio questa prerogativa ad altri.
No, non potrò avere la mia famiglia accanto a me, per tutta una serie di motivi che stanno condizionando la mia vita in questo momento, ma so che il pensiero gli uni verso gli altri ci conforterà.
No, non cercherò compagnia, non ne voglio.
Ho la mia casa, sarà per me in quei giorni il mio rifugio sicuro.
Avrò i miei pensieri a farmi compagnia, la musica, forse avrò voglia di scrivere....
Non dimenticando che, in questi giorni, il concetto che maggiormente meriterebbe di essere compreso ed espresso è quello della
Resurrezione,
soprattutto per me.

martedì 11 aprile 2017

R.I.P

Montasio 10 Aprile 2017.

Antonella 38 anni, Cristiano 41 anni e il Montasio.
15 anni di vita insieme, di passioni condivise, l'amore tra loro, l'amore per la montagna.
Proprio la montagna tanto amata ora li ha divisi...
Per sempre.
Forse la Montagna lo ha amato tanto da volerselo tenere, a sua volta, per se.
Ho sentito Antonella stamattina.
Un dolore profondo, lacerante...
Una perdita che in nessun modo, per quanto tenterà di andare avanti, potrà mai essere colmata,
colmata da niente e da nessuno.
Sono i lutti importanti della vita, perdite,
comunque perdite di una vicinanza, presenza, complicità e intensità di sentimenti,
 ai quali non voglio dare un nome,
 che ti è concesso di provare e vivere una volta soltanto.
Eppure lei è una psicologa, conosce i modi, pratica e attua le metodologie, lei sa...

No, non basta sapere le cose per attuarle, non basta saperle nemmeno a lei che è un tecnico del settore.

Così stamane ci troviamo a raccontarci che Cristiano non meritava di morire,
 non a 41 anni, non da solo,
 non in un posto che conosceva al millimetro,
 non in un luogo che era per lui e per loro "il loro posto sicuro, il posto buono".

-"Marianna sono stanca del dolore"-
Gli occhi le fanno male,
sono gonfi,
 che il dolore ha il potere di farti perdere la forza di respirare,
il vuoto intorno come una voragine che ti risucchia.

Racconta di due anime che,
 resteranno legate per sempre anche se le strade si dividono,
lei già sa il suo domani non sarà più lo stesso perché,
 obbligata a rinunciare a lui,
 una parte di lei  se ne è andata e non tornerà più.
La musica, la montagna, il suo sorriso, i progetti,
 l'amore che ha saputo evolversi negli anni e con gli anni.

Non ce nulla che io le possa dire, la ascolto e piango con lei,
nonostante anche io conosca bene quel dolore mai smaltito, mai finito,
 che mi è diventato quasi amico,
riesco solo a dirle che
se il dolore si potesse cedere ne prenderei un pezzo io per aiutarla a sostenere quel peso,
ma Antonella sa bene che è solo suo,
così come lo sappiamo tutti e lo impariamo a nostre spese.
Forse non ci è concesso che
 ci resti accanto per sempre chi abbiamo davvero amato,
ma, avremo Amato veramente colui che per sempre ci mancherà.
Il nostro "per sempre" sarà questo

"Vai in Montagna,
torna sempre nei posti che sono stati i vostri posti,
 parla con lui,
 lancia il tuo grido di dolore
nel vuoto sottostante,
all'infinito orizzonte,
che arrivi sino a valle,
li lo ritroverai sempre,
lascia che la terra
si inondi col tuo pianto
Lui li ti sarà sempre accanto"
Marianna.








domenica 9 aprile 2017

Così scrivo,
come se scrivere fosse
la mia terapia,
un amico fidato,
l'unico e solo.
Scrivo e rileggo,
passo e ripasso sopra le parole ,
senza mai calpestarle
o fare loro del male,
come fossero petali di un fiore.
A volte per cercare quel particolare,
il filo conduttore che
mi resti impigliato tra le dita,
e ritrovare cosi' la via,
come per pollicino le briciole di pane.
Scrivo ponendomi ancora domande
che rimangano
il più delle volte
orfane di risposte.
Ecco che ritrovo in me,
per certi aspetti,
 il buon vecchio "Castaneda"
senza più  il "Don Juan" della vita.
Scrivo a testa bassa
come senso di raccoglimento
e un cuore,
che sa oggi come sapeva allora,
 d'essere stato amato,
 non c'era  mai
quel Maledetto
Ti Amo, ti amerò,  m'amerai.
Ma, mai parola solenne
per rispetto taciuta  fu,
nella mia vita,
trasformata in consapevolezza
d'amore perfetta.
Vi era fiducia piena,
recava stabilità e certezza.
Or barricate e sigilli
gridano forte,
stride la pietra,
della quale rivesto il cuore,
sotto il loro imponente peso:
ho messo alle sue porte spesse catene.
E resto a sfogliare le parole
 come fossero petali di un fiore,
petali di vita.


"Le cose le sai...Le hai sempre sapute..."

Uno ad uno toglierò quelli che nel buio fanno sentire solo male e dolore, gli altri mai.
E' così che giorni felici ne ho avuti pochi,
ma probabilmente sono stati indice della fortuna che mi è stata,
in passato, concessa.
Fu forse la mia unica vera possibilità...
 Le canzoni dei giorni iniziavano con
sottofondi di melodie e canti,
i canti degli uccellini in primavera,
i respiri del vento tra i rami degli alberi,
o semplicemente piccoli rumori delle cose di casa,
le grida di un bimbo felice
che giocava al parco finita la scuola.
Iniziavano così le giornate felici,
come nelle prime battute di tanti brani dei
Pink Floyd.
Un misto di serenità e malinconia, in quella incapacità di gioire forzatamente,
a tutti i costi senza un motivo realmente vero e puro, per cui ne valesse la pena.
Una malinconia che accompagna alcuni...
E poi!?
Poi, su quelle note, si apriva un mondo,
come se avessi partecipato a concerti memorabili durante i quali
ho cantato alzando le mani al cielo, gioito, mi son commossa e ho pianto,
un grande contenitore di cose buone,
un grande contenitore nel quale anche le cose meno buone
erano utili perché con esse crescevi e miglioravi.
"Evolvevi".
Io e l'evoluzione, già,
abbiamo avuto spesso un rapporto non ben bilanciato.
Lei, l'evoluzione, mi indicava la via, quella della vita, della giustezza delle cose.
Perché si,
avevi ragione tu Mr. ErBy, hai sempre avuto ragione,
io le cose le sapevo e le so,
le so prima che accadano, le so durante il percorso,
eppure...ne prendo consapevolezza piena solo alla fine.
Quando sbalzata fuori dal finestrino
dell'ennesimo Autobus sbagliato della vita
mi ritrovo sola e immobile, ma, nuovamente sulla mia strada...
Lo sbaglio, l'errore, quella valutazione così spesso maldestra e azzardata.
Quella cocciutaggine talvolta insopportabile anche a me,
la rabbia,
inondata talvolta dal peso di quel male di vivere.
Ora non ci sono più mezzi sui quali valga la pena salire,
il metro di paragone che mi dona e porge il passato alle mie attuali riflessioni
ha un peso troppo importante per lasciare dubbi e spazio ad altro.
Ci voleva "cura", di quel tipo che scrivono nelle raccomandazioni dei pacchi fragili,
"Maneggiare con cura".
Come corde di una chitarre che non vanno strappate, mai.
Ho camminato a lungo con lo sguardo rivolto in basso, verso terra,
è il momento di rialzarlo, perché,
davanti a me si è aperta, come in una folgorazione, la mia strada,
quella che,
non avrò bisogno di salire da nessuna parte per attraversarla,
ne treni, ne autobus,
andranno benissimo i miei piedi, per quanto stanchi,
solo le mie forze, un grande impegno, rigore, senso del dovere, rispetto per me stessa,
non mi manca nulla, ho tutto,
tutto dentro di me e mai come ora è il momento di mettere tutto ciò nel mio
Amato Zaino, che,
dopo un attento inventario ho svuotato delle inutili cianfrusaglie,
mentre ancora contiene insegnamenti preziosi che avvolgono le spalle
senza lasciare i segni di pesi affannosi, sono doni che mi sono stati fatti in passato, quando avevo imparato ad ascoltare la musica della vita, sono certa mi siano stati fatti con amore,
li che conservo da tempo, sono da quel momento la mia cura, conforto e sostegno,
senza che nessuno sappia o si accorga,
a questo bagaglio di partenza aggiungo le poche caratteristiche menzionate poche righe sopra.
"Ce la farai, ce la devi fare, da quanto tempo stai aspettando?...Sono anni"
Così risuona la frase che mi accompagnerà.
Il peso è sostenibile,
i piedi reggeranno il peso, i muscoli si rafforzeranno, passo dopo passo,
anche se al momento indeboliti dall'immobilità di troppi mesi,
la strada la conosco perché è la mia, non mi fa paura,
I conti, anche io, li ho pagati tutti,
non lascio nulla in sospeso,
nulla che mi attenda all'arrivo.
La linea di partenza
non può più attendere.
E ho ancora spazi immensi da percorrere dentro di me.

venerdì 7 aprile 2017

"Non buttarti via"

Ricordo quelle 3 parole come se fosse oggi, adesso, questo momento.
Ci si butta via per tanti motivi alla fine.
Perché ci vogliamo far male.
Perché vogliamo ferire qualcuno che ci ha ferito.
Perché nel tentativo di dimostrare che siamo in grado di fare qualcosa di buono otteniamo l'esatto contrario.
Ci buttiamo via perché forse la nostra autostima e' ferita da chi ci ha buttato via prima che lo facessimo noi .
O forse perché la rabbia fa perdere di vista la pazienza trasformando il senso dell'attesa e di sospensione qualcosa di assolutamente dilaniante.
Eppure lo sapevo bene,  nel dolore ci devi passare attraverso, devi consentirgli di farti tutto il male possibile per alla fine sentire che sei pronta a sostenerlo.
Ma questo non prima che lui, il dolore, ti abbia abbattuta quasi sconfitta.
In realtà,  il tempo impietosamente passa, presenta il conto di tutto ciò che non abbiamo voluto comprendere e lo sbatte sul volto.
Tardi poi per dire "dai tempo al tempo".
Il tempo andava fermato qualche settembre fa.
Giochi fermi, nessun si muova.
Immobilità, è talmente necessaria in taluni momenti della vita.

"Non buttarti via"

Ecco, adesso lo so.
Me ne ricorderò.
Adesso ho uno scopo nella vita, non ha più nulla a che fare con la fantasia.
Il mio scopo sono io, con pochi obiettivi nella mente, ma, concreti, doverosamente raggiungibili.
Recuperando così qualcuno dei pezzi di me andati persi, dimenticati, forse buttati.
Un pò stropicciati ma necessari per riparare il puzzle della mia vita con pezzi costituiti solo da Marianna.


domenica 2 aprile 2017

L'età e la vita...

"L'età si conta in anni
la vita in altri modi"

No, non è una frase mia, mi si è conficcata nelle orecchie stamattina mentre stiravo, la tv accesa senza che seguissi realmente ciò che veniva trasmesso, forse solo nella speranza che qualcosa fosse in grado di attirare la mia attenzione.
 Durante il break pubblicitario, che non  ricordo nemmeno di cosa trattasse, questa frase mi penetra dentro.
Poggio il ferro da stiro sull'asse.
Mi assento mentalmente per qualche istante, la mia bolla, certo sempre pronta ad accogliermi quando ne ho bisogno, il mio posto sicuro.
 Con queste poche parole nella testa che mi fanno da sottofondo galleggio li dentro per un po'...
Partono istintivamente una serie di riflessioni che mi contaminano...
A cosa serve accumulare "età" se dalla vita non impariamo nulla, o se non viviamo la vita seguendo il nostro destino, ciò per cui evidentemente siamo venuti alla luce.
Luce...
La vita così dovrebbe essere: "luce", credo che il buio, quando arriva, in qualche modo lo portiamo noi.
Lo portiamo con i nostri errori, perseverando in modo testardo verso quello, che probabilmente, non era destinato a noi.
Comprensione!?
 Già hai ragione, la vita ti porta il saldo dei conti da pagare anche in termini di comprensione e sempre troppo tardi.
Così mi chiedo:- Marianna quanti anni hai?-
Questa è facile.
La risposta naturalmente la so, 48, anzi a breve saranno 49. Giunta quasi al famoso mezzo secolo di Vita.
E poi vado avanti con la mia piccola e semplice intervista personale.
-Marianna cosa hai imparato nella Vita?-
Ecco che qua mi perdo un attimo.
Forse ho imparato un po' di tutto e un po' di niente.
 Soprattutto di niente visto che ho perseverato in errori che non so più ormai se fanno parte di una certa mia inclinazione alla testardaggine e all'autolesionismo o se proprio sono dura di comprendonio.
Credo che arrivati ad un certo punto sia doveroso arrendersi all'evidenza dei fatti...
Mi guardo per un breve momento indietro nel tempo, attraverso la mia vita, le mie età.
-Marianna cosa desideravi fare, che adulta avresti sognato di diventare?-
La risposta non tarda ad arrivare, anche questa è facile:- sono dovuta crescere in fretta, papà se ne andò presto, troppo presto. Da lì credo abbia avuto origine la prima frattura importante con me stessa. Poi vedere mamma, rimasta vedova troppo presto per i suoi 35 anni, rifarsi una vita accanto ad un'altra persona. Li credo si sia originata la seconda profonda frattura interiore, da un certo punto di vista comprendevo, dall'altro no.
Ho ricevuto un'educazione severa, sicuramente dopo la scomparsa del babbo mamma sentì una grandissima responsabilità nel riuscire ad allevare la giovane adolescente che ero in modo retto e farla diventare "una donna per bene",
 quindi volevo diventare una persona responsabile, seria, con un gran senso del dovere.
 Ma un attimo, volevo o ho dovuto?
Questa si che è una bella domanda, la risposta magari anche la so ma non me la voglio dare.
Di certo non ho sempre reso tutti fieri di me...
Comunque, di certo desideravo studiare, ho sempre amato le materie letterarie e umanistiche. Dopo il Diploma di Istituto Magistrale sognavo una classe piena di marmocchi da accompagnare per un periodo verso la luce della vita.
Sono stata fortunata perché per un breve periodo mi è stato anche concesso.
Anche qua ci sarebbe spazio per una buona domanda, ossia:- mi è stato concesso per caso, o era la mia strada che mi chiamava e io l'ho seguita per un po' e poi le ho voltato le spalle?-
Mi esimo dal rispondere a questo quesito, ma giuro che ad oggi so la risposta.
 Dopo il Diploma mi immaginavo in un Ateneo Universitario, il conseguimento della Laurea, e poi chissà...
Avevo buoni propositi, si, credo di si.
Proprio in quegli anni, il primo grande errore, mettere da parte le mie aspirazioni, ciò per cui mi sentivo portata, per inseguire la chimera della famiglia.
Quindi mi butto tutto alle spalle per creare una famiglia," la mia famiglia".
Per colmare quelle profonde fratture dell'anima che si erano create durante la mia adolescenza?
Ad oggi credo di si.
E' stato fatto invano?
No perché nacque Alex, mio figlio che per sempre sarà la mia famiglia.
Quindi nel mio destino di sicuro c'era un figlio.
Per il resto, credo di aver inseguito, con caparbietà, per tutta la vita la realizzazione di tutto quello che non mi era destinato anziché prendere consapevolezza di ciò che era destinato a me veramente.
Oggi, all'età di 48 anni torno sui banchi di scuola, per completare la mia formazione il tutto legato alla professione che svolgo.
Un lavoro, che nonostante tutto, cerco di fare ancora con dedizione e passione.
Una prosecuzione di studi che, chissà, forse mi concederà, con tutto il dovuto impegno da parte mia, di migliorare il mio statu quo.
Una salute minata sotto tanti punti di vista, che, non so se mi permetterà di invecchiare dignitosamente.
 Ma anche in questo caso la vita mi sta insegnando qualcosa, ne sono certa, che sia la pazienza, che sia l'accettazione nei confronti del mio corpo e dei suoi cambiamenti.
 La pazienza, una metodica che durante la vita non ho saputo usare, o forse ne ho avuta talmente tanta che ora l'ho persa e devo tornare a cercarla!?.
Quasi mezzo secolo e, solo adesso ho compreso che il disegno che avevano per me il destino e la vita non erano quelli di una famiglia, di un compagno di vita col quale sopportarsi e supportarsi nei momenti di difficoltà.
 Per dirla romantica: "in ricchezza e povertà, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia", anche se fatti concreti, non parole buttate li meccanicamente, un tempo, mi avevano fatto pensare che era possibile veramente.
Poi, chissà, cambiano le cose, cambiamo noi, e le persone che sino a ieri ci erano accanto e alle quali eravamo accanto noi, non vedono più ciò che avevano visto all'inizio, non provano più quello che provavano.
Ora conto l'età in anni, guardo la mia vita che è altro veramente.
Comprendo che ne ho sprecata tanta perseverando su strade che non erano le mie, prendendo treni che non erano i miei, le destinazioni non erano per me e peggio non ho saputo scendere alla prima fermata possibile.
Comprendo meglio ora che cosa significhi essere un insieme di cocci incollati insieme.
 Ero sempre stata convinta, nella mia ingenuità filosofica, che con i cocci si creano i mosaici, essi sono pezzi d'arte che solo pochi possono saper apprezzare.
Ma per creare mosaici ci vogliono mani d'artista, quell'artista che non sono io.
Adesso però conosco il mio percorso, so la strada, che è unica, è assolutamente mia,
ed è .......
Sola.
Ogni altra vita o via mi è preclusa, ora lo so.






sabato 1 aprile 2017

Hai presente...

Hai presente
quando tutto
intorno a te
sboccia e profuma,
attira e coinvolge i sensi,
ma dentro di te
hai solo desolazione
e i tuoi occhi
sono così stanchi
e i tuoi sensi
ormai spenti.
Eppur si vive
eppur la possibilità
di gioire
non c'è.
E nessuno può condividere con te il peso che porti.

venerdì 31 marzo 2017

Gessetti
or colorati
or bianchi,
si consumano
su lisce lastre
di nera ardesia.
Così il destino
come la mano di un
disegnatore folle
imprime, colora, segna,
talvolta pasticcia.
Arriva poi
come colpo di spugna
il cancellino
la liscia ardesia nera
diventa l'alone di una chimera.
E tu resti li,
ferma
a guardare
non hai più
nessun disegno da fare.
Segni non più impressi
su una lavagna
ma dentro di te.

giovedì 16 marzo 2017

Business...Like e.....compensi

http://www.nanopress.it/…/facebook-sfidaaccettata-l…/166243/

 SFIDA ACCETTATA!?.....
CATENA PRO CANCRO ROVINATA DAL NARCISIMO SOCIAL.
MI FATE RIDERE...

 Non facciamo passare le persone per stupide o superficiali facendo finta di voler fare sensibilizzazione verso i malati di Cancro. ...
Non ci trovo nulla di male nel pubblicare una foto di me bambina di 4 anni che sicuramente nell' ingenuità di quel tempo pensavo avrei avuto un destino è un futuro più roseo rispetto a quello che è poi stato.
Sono almeno 3 anni o giu' di li ch le sfide le accetto.
Tante ne avevo accettate prima ma nessuna come questa.
Le accetto tra interventi, terapie, dolori cronici, un corpo che cambia, una vita che è diventata limitata perche non posso piu' fare le cose che facevo prima e una rabbia che faccio in modo di non fare esplodere perche' mi potrebbe venire voglia di mandare tutto a quel paese e non me lo posso permettere.


 Dicono che a quanto pare è stato male interpretato lo spirito dello spot " SFIDA ACCETTATA" e
che le persone che stanno sui Social Network sono superficiali e hanno deformato ciò che a monte serviva come campagna per sensibilizzare nei confronti del cancro.

Mi ero gia' espressa al riguardo e una foto" ics" in bianco e nero non capisco come e chi possa sensibilizzare rispetto al cancro.
Iniziò tutto con la sfida a pubblicare una foto in bianco e nero per essere solidali col grigiore nella vita del malato di Cancro.
CAGATE.



Il grigiore della vita del paziente oncologico va esorcizzato e non rappresentato in nome quasi della pena che ti fa, il paziente conosce bene quel colore e non ha bisogno dell'aiuto di nessuno che glielo faccia ricordare.
Ognuno in vari modi nella vita ha la sua parte di grigio.
 E già questo lo trovo abominevole.
 Il grigiore nella vita lo avrai tu che ti fai venire in mente certe iniziative.

 E parlo perché purtroppo so di cosa sto parlando.
Se dobbiamo portare qualcosa nella vita del malato oncologico e nel suo grigiore allora portiamo colore, facciamolo sorridere, facciamo in modo che si distragga, che anche solo per un momento pensi ad altro, magari guardando foto Vintage e spiritose di bei tempi andati.
A me personalmente in questi giorni vedere foto Vintage degli anni 70 di persone che conosco, con le quali ho vissuto pezzi importanti della mia vita o meno, non mi ha dato nessun fastidio, mi da più fastidio vedere chi fa esposizioni di culi e di tette.
STO SUI SOCIAL, NON SONO SUPERFICIALE , LAVORO NEL SOCIALE CON LE PERSONE , PER LE PERSONE, HO 48 ANNI E HO RIPRESO GLI STUDI,  ACCETTO LE SFIDE SEMPRE, QUELLE VERE CON LA VITA,
E MI PIACCIONO LE FOTO, SCATTARLE, OSSERVARLE, MI PIACCIONO DA MORIRE, SOPRATTUTTO QUELLE VINTAGE, E I COLORI, COLORI, COLORI.!!!

mercoledì 8 marzo 2017

Lei....

Lei è tutto o forse niente.
Lei è come tutte o forse come nessuna.
Lei che trangugia per non essere vista, e tenuta cosi lontana
riempire,
colmare,
quel che manca compensare e
 così in qualche modo appagare.
Lei che digiuna
 per diventare niente,
in quel niente esser vista.
Lei che è niente in mezzo a tutti.
Lei che si sente tutto in mezzo al nulla.
Lei che spesso tace,
in quel silenzio riflette
cerca pace.
Lei è!