I testi di questo blog sono scritti da me medesima, mentre la dove fossero di Autori diversi la loro firma verrà sempre riportata. Se qualcuno dovesse riconoscere scritti di lavori altrui non adeguatamente segnalati può farlo notare e provvederò alla loro rimozione dopo essermi accertata dell'esatezza della segnalazione. Le immagini presenti sono mie o sono prese dal web, preferibilmente da: Picasa - Flickr - Deviantart, per i video musicali la fonte è You-tube.

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domenica 28 ottobre 2018

Il mare d'inverno...

"Il mare d'inverno
Sabbia bagnata
Una lettera
Che il vento
Stà portando via
Punti invisibili
Rincorsi dai cani
Stanche parabole
Di vecchi gabbiani
E io che rimango
Qui sola
A cercare un caffè"
Grazie Stitchy...❤

giovedì 15 febbraio 2018

Isola Della Cona...

Isola della Cona
tra flora, fauna, paludi, canneti,
uno spettacolo semplice
che ti fa sentire
mille e mille miglia distante
da tutto e tutti pur a pochi chilometri dai centri più abitati della zona come Monfalcone e Staranzano.




E a volte si fanno anche 
incontri curiosi
oscillano tra
l'impronta e
il ritratto...


domenica 28 gennaio 2018

Libertà...

Il senso di libertà
passa anche attraverso la possibilità di avere, finalmente,
un mezzo di trasporto che mi permette di spostarmi senza correre il rischio di rimanere per strada,
potendomi allontanare dai soliti dintorni che conosco ormai a memoria.
Riprendere in mano le guide sul Friuli comprate in questi due anni, non solo per leggerle ma per poter "andare" non ha prezzo, si, è il momento di andare:

 oggi arrivata a Sgonico in direzione Monte Lanaro, sentiero CAI numero 5.


 Riconosco arrivata in cima il Monte Nanos di fronte a me. Imboccato il sentiero, incontrando le segnalazioni dei vari sentieri vedo anche quello per Repen  (Monrupino) e ovviamente non posso fare a meno di pensare a Mr ErBy, eravamo passato di la Induno dei nostri giri in moto, caratteristico Borgo che conserva un non so ché di medioevale...






Il Lanaro (Volnik in sloveno), è uno delle più conosciute e frequentate elevazioni del Carso alle spalle di Trieste.
La zona attorno è riserva naturale. La copertura forestale è particolarmente significativa, alternando alle estese superfici occupate a boscaglia carsica, belli esempi di boschi a rovere e cerro, mentre nella parte meridionale sono presenti aree a ceduo sotto fustaia di pino nero. Le doline profonde ospitano alcune specie di flora rara che nel sito hanno una delle poche segnalazioni regionali.
Nell'area sono rilevate discrete popolazioni di riccio europeo e gatto silvestre, mentre invece sono episodiche le presenze dell'orso bruno e dello sciacallo.

domenica 7 gennaio 2018

Il silenzio...

Eppure
C'è un tipo di silenzio
Che in sé ha qualcosa
Di prezioso...
Di magico...
non esiste perché finiscono
Le parole,
Esiste perché ti comprendo...

"Il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni.
Dell'amore,
dell'ira,
della meraviglia,
del timore.
Leopardi"

Quell'anima che...

Perdere qualcuno che si ama
implica una solitudine terribile,
ma,
chi non ha mai amato
prova una solitudine
altrettanto terribile.
Ti ho conosciuto e
ti conosco,
sarò quell'anima
distante ma talmente vicina,
tra le nebbie, i cieli scuri,
ci sarà sempre un varco,
mi trovi li,
non Invecchierai
da solo.
(Lago di Bled)

sabato 6 gennaio 2018

Senza bussare...

...La vedi quella porticina la in fondo,
non la chiudo mai,
rimane sempre aperta,
sia ora, 
che quando c'era la tormenta.
Puoi venire ogni volta che vuoi,
non devi nemmeno bussare...
(Lago di Bled)


giovedì 4 gennaio 2018

La forza dell'albero, il nutrimento della resina...

Ti capita nella vita
una volta soltanto.
Quell'incontro speciale,
Chi hai perso
Non te lo scolli  più di dosso,
Invade per dentro, per fuori,
Sei per me come un albero
E la tua resina
Incollata su di me,
ma per me
Non è mai stata
Una dannazione questa...
Mai sentita come una trappola...
La trappola fu
 tentare di annientare la resina
per provare a dimenticarti...
Resto Incollata li,
è l'unica cosa che voglio...

domenica 16 luglio 2017

Maturano pensieri...liberi nel tempo

15/07/2017

 Pensavo negli ultimi anni, piu di due ormai, che fosse praticamente impossibile riuscire a ripercorrere sui miei piedi, in solitaria, strade già percorse con "qualcuno".

Un credere assolutamente limitante, deficitario,
 costruirsi degli alibi e deficitarsi da soli comprendo ora
 quanto sia la cosa più imperdonabile che
 possiamo commettere verso noi stessi.
...
Amo la Montagna, ma, ho fatto l'errore imperdonabile di credere che "qualcuno"
 fosse la mia montagna e senza la sua presenza non potessi più far niente.

"Le salite senza te non hanno più un perchè"....!?
L'ho pensato, si, anzi l'ho provato, è una sensazione brutale, all'interno.
No, non più, le salite senza te hanno un senso per me adesso,
 buttando via l'immobilità schiava di un pensiero deviante e umiliante che mi disse "Tu non esisti".

Siamo sempre li, ci vuole tempo, tempo e un lavoro che spesso non è mai piacevole e privo di fatiche.
Ci vuole tempo per far maturare e trasformare un pensiero
 anzichè lasciarlo li a marcire per poi buttare tutto via,
 compresi noi stessi.

Ho staccato i moschettoni che tenevo appesi alla zaino,
alla fine era sempre un po' come dare un'occhiata al passato,
 i moschettoni sono pesanti, quasi una piccola zavorra,
 desideravo andare su leggera, senza pesi superflui,
solo con l'essenziale.











venerdì 12 maggio 2017

Muore una voce...

Bollita in un piccolo
pezzo di vita,

 la mia roccia si sgretola,
come polvere calcarea
tutto mi sfugge dalle mani,...

 così come tutte le parole
possibili e dicibili,
ogni sillaba è stata
ormai consumata,

anche la voce muore
ingoiata da fauci più grandi.

Quando la voce muore
è una perdita per se stessi,
e forse non solo.

 ( Marianna.)
(Bocche del Timavo, Aprile 2017)
Poi ci sono posti in cui le parole non servono a nulla,
basta restare li ferma a guardare e
lasciarsi incantare da tal bellezza
 e sensazioni dietro le quali
 non si cela tradimento o inganno.

giovedì 23 marzo 2017

Modi di dire e....realtà.

Spesso tra le persone

c'è, o almeno c'era l'abitudine a condividere

un modo di dire:

"sarai il bastone della mia vecchiaia"


 
mi raccomando, sostienimi quando sarà il momento!.

sabato 18 marzo 2017

Vite dentro.

Circa un mese fa vengo contattata via mail dalla educatrice professionale Lisa Zanchettin, che lavora in campo geriatrico presso la struttura per anziani nella quale lavoro anche io.
Nel 2016 sono state portate a termine tante iniziative interessanti, compreso un percorso di Teatro sociale per gli anziani ospiti della Cjase, questo il nome della nostra struttura, "La cenere e il fiore" il titolo della rappresentazione Teatrale.
L'accento posto soprattutto sui gesti, sugli sguardi, espressioni, abilità e ricordi della storia della nostra comunità di tempi ormai passati.
La finalità era quella di compiere un percorso che aiutasse a potenziare le abilità dei partecipanti, aprire le finestre dei ricordi e condividere con loro le manifestazioni emotive espresse.
E' stato bellissimo.
Nella sua mail Lisa mi rende noto che una casa editrice ha indetto un concorso fotografico dedicato alle case di riposo per anziani dal titolo "Le Vite Dentro", lei sarebbe interessata a partecipare, vincono le prime tre foto scelte, e conoscendo la mia passione pe la fotografia mi chiede se mi andrebbe di condividere con lei questa esperienza.
Ovviamente ho accettato esprimendole un minimo di preoccupazione in tal senso.
Mi sono scattate in testa le solite domande "sarò in grado",
 "con queste foto noi tentiamo di raccontare una storia, io che quasi sempre fermo l'immagine di natura e montagne, riuscirò a entrare profondamente dentro l'obiettivo della macchina fotografica così profondamente da diventare parte di loro e non sterile acchiappa immagini."
In passato credo di essere riuscire a cogliere, leggere, espressioni anche di un anima che va oltre il semplice scatto per piacere.
Quando fotografo spesso compongo pensieri, c'è un sentire, moti di ispirazione, a volte mi sono anche commossa scattando fotografie.
Però l'idea di mettermi alla prova e capire quanto sono in grado di andare oltre con gli occhi, con un click, con l'anima, mi ha permesso di mettere da parte le mie paure e far esplodere la voglia di dedicarmi a questo progetto.
Nel caso venissimo scelte, le foto vanno inviate entro il 20 Marzo, alla foto spetta la copertina del prossimo numero della rivista in uscita e alla Casa di Riposo materiale didattico e di laboratorio da usare durante i momenti di animazione.

Il 15 Febbraio, approfittando che ero a riposo dopo lo smonto notte dai turni di lavoro, abbiamo deciso di incontrarci e iniziare a fare un pò di scatti.
 Ovviamente ho dedicato ore del mio tempo libero a questa iniziativa, ed è una cosa che mi ha appagato profondamente, non avere altro fine se non quello della partecipazione e non cercarne un ritorno.
Il primo giorno ero quasi impaurita, l'idea dei miei limiti mi faceva tremare le mani, sentivo il cuore in gola, come se stessi andando ad un primo appuntamento, ed in un certo senso lo era.
Così, per riscaldarmi un pò e ritrovare una sensazione di tranquillità, prima di salire ai piani, decido di fare qualche scatto fuori, era una bellissima giornata di febbraio, un cielo terso, il sole caldo, tutto appariva avvolgente e invogliante.
Una volta pronta mi sono recata in sala animazione, Lisa mi aspettava col l'avvolgente sorriso di sempre.
I nonni erano tutti incuriositi dalla macchina fotografica che avevo appena tirato fuori dalla sua borsa.
Alcuni non hanno avuto nessun problema nel dirmi "Me ne fai una anche a me" e si mettevano in posa divertiti.
Poi, dopo i primi scatti, è successa una cosa curiosa.
Nessuno più si metteva in posa, avevano capito che ci sarebbe stato spazio per tutti in questo racconto che volevamo fare.
Nessuna posa studiata, tutto è diventato naturale e spontaneo, anche il mio aggirarmi tra di loro, dedicando ora un sorriso, ora una parola o una carezza tra uno scatto e l'altro.
Ognuno impegnato dalla sua attività che il laboratorio di quella mattina aveva in programma.
Quindi era Mercoledì,
 c'erano le parrucchiere,
 la cura del se, la manicure,
 chi leggeva un giornale in attesa del suo turno, per ricreare l'atmosfera delle cose normali che si facevano quando la loro Vita non era una vita "dentro" ma la potevano vivere fuori.


Chi ti raccontava, come nonna Iolanda, la storia di quell'anello, che non toglie mai dal dito, tenuto insieme alla fede nuziale, anche quella di lui che non c'è più, dalla quale Anita non si separa mai.
E ancora col magone, oggi che ha 95 anni, ti dice che sono stati insieme 75 anni.
Oppure ci sono quelle come la severa Dorotea, un po' severe e scontrose, ma solo in apparenza, esigente però, tanto ci teneva alla cura della sua persona da giovane quanto ci tiene adesso...
E noi che cerchiamo di accontentarla e qualche volta sopportarla benevolmente.
Il momento del caffè poi, quello non può mancare mai, ogni mattina alle 10 in punto è come l'appuntamento al Bar. Insomma, c'era spontaneità, naturalezza, da un certo punto in poi eravamo come un tutt'uno, tutti parte del tutto.

Ma questa è solo una parte della realtà che, sia noi che loro, viviamo quotidianamente in una struttura come questa.
Questa è la parte più bella e conviviale che vivono coloro che sono ancora autosufficienti o parzialmente tali. Un modo di dire parla del "bastone della vecchiaia" che di solito riferiamo ad una persona dicendole "sarai il bastone della mia vecchiaia", ad alcuni di loro resta solo quello, ma l'importante è che in qualche modo li porta avanti...
Oltre le pareti di questa sala
ci sono i reparti di ricovero, ci sono le persone che soffrono di patologie gravi,
che ti parlano solo con uno sguardo che il più delle volte è implorante o triste.
C'è la realtà di chi vive allettato e cerchiamo di far sentire il meno solo possibile, ma non è facile.



 Ci sono coloro che ancora qualcosa potrebbero fare per mantenere le loro autonomie residue, ma, si isolano e si lasciano andare vivendo di dispiacere perché i figli li hanno accompagnati qua e dopo visite fugaci del primo periodo si sono dileguati. Tornano veloci per dare quel bacio frettoloso a Natale, Pasqua o per il giorno della festa della mamma o del papà, ma per il resto dicono "sai, ho tanto da fare".
Poi c'è chi come Giuseppe sente tanto la mancanza della moglie, anche loro da 70'anni insieme. Lei, che ha più di 80'anni ,vive ancora a casa da sola, ma non aveva più le forze per badare anche lui, per sostenerlo adeguatamente in tutto ciò di cui aveva bisogno, così si sono dovuti separare, ma lei nonostante il cuore malandato ogni pomeriggio viene a trovarlo, chiacchierano, guardano la tv insieme, si tengono la mano, già, si tengono ancora la mano. 
E' stata per me un'esperienza intensa, travolgente.
Sono felice di aver potuto aiutare Lisa in questa forma di espressione.
Il dono più grande è stato, dopo che lei ha visionato tutte le foto (ne ho scattate circa 700 in due mezze giornate), sentirmi dire:
"sei riuscita a raccontare la storia che desideravo, grazie Marianna".
E io sono grata a lei per avermi permesso di fare questa esperienza che mi ha sicuramente arricchito,
 mi ha dato modo di esprimermi nel modo che forse mi riesce meglio,
entrando dentro al mio terzo occhio, quello più vero, che mi fa vedere e sentire oltre,
quello dell'obiettivo della mia macchina fotografica. Non so se una delle foto che invieremo al concorso meriteranno quella copertina, ma ho vinto lo stesso.
Sai, tra le colline di Cormons, sotto il Monte Quarin e la vecchia Rocca che sembra una vedetta,
c'è un posto che non è un semplice posto,
ci sono vite dentro, e noi, che rappresentiamo la vita che viene da fuori, ogni giorno proviamo a raccontare loro che il cielo è ancora azzurro.
Questa esperienza ha fatto maturare in me il pensiero che il passare del tempo è
 spesso crudele e inesorabile,
 ma, allo stesso tempo
 irresistibile.








   

lunedì 13 marzo 2017

Stagioni amate....

Tra le cose che lascio  ogni anno con dispiacere, ma recano sempre gioia quando tornano,
ci sono l'autunno e la primavera.
Le due più belle stagioni.
Senza nulla togliere al fascino invernale o alle giornate assolate d'estate per chi ama il mare.
L'autunno, come non innamorarsi,
 con quell'aria che
 si libera dall'afa estiva,
tanto che se vai in montagna puoi spingerti con lo sguardo verso orizzonti lontani e tersi, che d'estate appaiono come avvolti da una cupola di vapore,
le danze, delle prime foglie secche,
mosse da venti ora leggeri ,
ora più dispettosi,
quel "rumore" tipico, che è quasi musica, quando fanno da tappeto nei boschi e tu li percorri, il tipico profumo che emanano in contatto con la terra umida appena sotto di loro,
quei colori cangianti partendo dal giallo oro per dipingere poi tutte le sfumature dei rossi e dell'ambra, i primi freschi, le giornate che si accorciano e in qualche modo scandiscono in modo diverso le giornate, la voglia di "ritirarsi"...
La primavera, la frescura di prima mattina e le ore centrali più calde.
In questi ultimi giorni, durante i turni di notte, uscire in terrazza all'alba, incantarsi al sorgere del sole e prendere un profondo respiro ha un non so che di terapeutico, chissà probabilmente è vero che certi tipi di guarigione partono proprio dalla respirazione.
Il lavorio frenetico degli uccellini si percepisce sin prima dell'alba.
Hanno un gran da fare, una compagna/o da trovare, le varie danze di corteggiamento per farsi scegliere, ci sono i nidi da preparare, un posto sicuro da trovare.
Cantano, cinguettano,  chiamano, si cercano.
Laboriosi ma gioiosi.
I germogli, le prime fioriture,
gli insetti che di nettari si nutrono e portano vita, di fiore in fiore, da una pianta all'altra,
i profumi, delicati e avvolgenti, tipici della primavera,
che riconosci perché ti son rimasti impressi nella mente sin da quando eri bambina.
L'arrivo delle rondini poi ne sancisce il pieno inizio.
Le giornate nuovamente si allungano e, dopo i torpori invernali, la voglia di respirare quell'aria che pare carica di energie positive e di vita che si rinnova viene quasi automaticamente.
La natura come sempre insegna, nel divenire, nei cicli, nelle soste e sospensioni e nelle riprese.
Morte e rinascita.
Quindi cosa resta di meglio da fare se non sedersi su un verde prato, magari col tuo cane al fianco, il viso rivolto verso l'alto in una spece di saluto al sole,
respirare a fondo,
annusare quest'aria profumata e ricca, farne scorpacciate visto che non sono segnalati effetti collaterali o controindicazioni.
E provare a far parte di questo che è un magnifico e miracoloso processo di
trasformazione e rinascita.


Ps: Fatto salvo che il mio umore è sempre in oscillazione, in base alle cose che vedo, quello che sento dentro di me, in base al mio senso di inadeguatezza e impotenza che prepotentemente ancora si manifesta. Manca quel poter e dover riconoscere i fatti che seguono le parole e le intenzioni.
Ma la mattina in cui ho fatto questa passeggiata e mi sono potuta fermare un attimo, lì, in quel prato, già di un verde smeraldo, ogni sensazione era assolutamente positiva.