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venerdì 15 aprile 2016

Sentieri dei fiori...14/04/2016

Il desiderio e il bisogno di muovermi è sempre più intenso.
 L'impossibilità di potermi esprimere in quel senso, quando si verifica, mi opprime.
Così ho deciso che adesso i testi e le informazioni dettagliate non mancano, decido che se negli anni passati sono riuscita a realizzare degli obiettivi, anche se a volte non senza difficoltà, posso continuare a provare ad arrivare Ovunque...
Ne ho bisogno, medicina, cura, terapia, qualunque cosa sia mi fa bene, mi tempra, mi rafforza, quindi così sia.
Mi è sempre piaciuto camminare, il contatto con la natura, la montagna.
Sicuramente non nasco come alpinista, non sono certo una lince rispetto all'orientamento, non potrei mai essere una guida alpina, un'escursionista esperta!?
No, purtroppo nemmeno quello.
Piuttosto una viandante, bisogno di andare, scoprire me stessa e il mondo che mi circonda.
Ma credo che chi ha radici più profonde delle mie,
 chi si definisce alpinista, escursionista, e tutta una vasta serie di termini che quasi impressiona lassù tra piccole cime e imponenti vette, non abbia il diritto di dire "ma tu così non ci sei nata, mentre io si".
Cosa determina ciò che siamo sempre stati dentro di noi se non anche il nostro Divenire!?.
Esatto, io non ci sono nata, ma ci sono diventata... Una viandante... E continuerò ad esserlo finchè potrò.
Mi sono riproposta che, dati gli impegni di lavoro che comprendono anche turni di notte, dedicherò la giornata dello smontante notte al riposo e al recupero fisico, mentre nella giornata di riposo mi prefiggerò una meta nuova ogni volta.
Mediamente un'escursione ogni 4 giorni, non male tutto sommato.
E così sia...
Nella precedente escursione in cui la scelta fu tra uno dei vari itinerari proposti dal libro "I sentieri dell'acqua" la natura mi ha preso per mano, mi ha dato una mano,
dopo un inizio stentato, spaurito, indeciso in cui quel filo di unione, tra me ribelle a me stessa e tutto ciò che di selvaggio e ribelle avevo intorno, non si faceva trovare.
Poi successe qualcosa, e quel filo non si è spezzato, bensì rafforzato a mano a mano che decidevo di proseguire, non mollare, decidevo di sentirmi, di sentire Lei, così come sapevo che ne ero capace un tempo e ne sono capace ancora ora.
Ieri dunque la mia amica Natura mi ha di nuovo parlato, mi ha preso per mano e mi ha detto:-Andiamo Marianna-.
Il tempo di prima mattina era brutto, nubi intense e basse, pioggia, che proprio nel momento in cui decidevo se mettermi in viaggio o desistere, si faceva sempre più intensa.
Sono nervosa, mi viene il magone al solo pensiero di dover rinunciare e restare a casa, già dopo la fine del turno precedente il mal tempo mi aveva messo il bastone tra le gambe, no oggi no, tiro giù un bel Vaffanculo alla pioggia e decido che oggi non si rinuncia.
La meta è l'Anello del Col Manzon da Travesio.

Anche qua la possibilità di arrivare senza autostrada, si percorre la strada statale in direzione Spilimbergo-Maniago, Sequals-Meduno, Usago-Travesio.
La mia assurda memoria visiva come al solito contribuisce a farmi riconoscere strade, luoghi.
Il concessionario che vendeva auto usate non c'è più, adesso il piazzale, dove prima erano esposte le auto è completamente vuoto, al suo posto un grande negozio di piante e fiori.
Quando si giunge a Travesio si prosegue per poche decine di metri verso Borgo Riosecco, li è possibile lasciare l'auto e incamminarsi.
Cinquecento metri di dislivello, una difficoltà per escursionisti, ma non tanto perché il tracciato presenti delle difficoltà particolari, ma sale velocemente, la pendenza è intensa quasi per tutto il tracciato, la lunghezza di 7,3 km.
I segnavia, almeno nel primo tratto, non sono troppo ben segnalati, la difficoltà iniziale sta nel capire da dove intraprendere il sentiero attraversando le viuzze del paesino.
Un errore iniziale fa si che la fornace rimanga a destra anziché a sinistra, come era indicato sulla cartina, questo alla fine non determina nulla di grave se non un leggero allungamento del percorso.
Si inerpica così un ripidissimo sentiero immediatamente all'interno di un bosco fitto, profumato, pieno di Castagni, un po' di pietre non fisse e scivolose, ma non una vera e propria pietraia.

La erta mette da subito a dura prova le gambe, i polpacci, i muscoli, il respiro, ma sentire i battiti che all'inizio sono come impazziti dentro al mio petto è una sensazione bellissima, oggi sono felice, mi sento viva, mi sento io ed è una maledetta e benedetta sensazione che ogni volta mi commuove e anche adesso, mentre sono qua che scrivo non posso trattenere lacrime che così tanto sanno di me e del mio sentire.
La vegetazione è varia, ricca, tutto in fioritura, primule, pervinche e erba trinità che non conoscevo, formata da fiori a 6/9 petali di colore azzurro violaceo.
Come a fare da tappeto il sottobosco interamente ricoperto da foglie secche, residuo dell'inverno, ricci vuoti, muschio dappertutto, impronte di cinghiali e di altri abitanti del bosco che non ho riconosciuto.
La carrareccia inizia ad essere segnata con pennellate di color arancione, sembrano vecchie e sbiadite, solo più su si iniziano a trovare i segnali classici del CAI con le due strisce una bianca e una rossa che sono chiare e abbondanti anche sulla strada del rientro.
Arrivati in cima, alla fine del bosco ci si trova su un sentiero pietroso che alla destra scende, a sinistra sale consentendo di salire ancora forse 150 mt di dislivello per arrivare nel punto di maggiore elevazione del Col Manzon che raggiunge quota 738 mt.
Intanto, nel salire,  modeste aperture tra alberi e cespugli del bosco permettono di intravedere lo splendore di tutto ciò che si trova a valle.

In cima si apre una vista stupenda sulle valli sottostanti, campi come disegnati da una mano divina e perfetta, la fioritura dei campi di Corniolo creano ampie distese di un giallo manto. Tutto intorno un abbraccio di monti e altri colli che invoglia a restare lassù in pace per un po', a coccolare il viandante una fitta vegetazione dall'aspetto assolutamente carsico,
fiori colorati ovunque che vanno dal giallo brillante, al viola, all'azzurro,
 non manca il bianco, ed erano presenti delle farfalle meravigliose alcune interamente di colore giallo (tipo citronella, si, facevano venire in mente proprio lei), altre bianche con una evidente linea giallo splendente ai lati delle ali, danzavano tra i fiori in coppia a volte in tre, chissà forse il periodo degli amori e delle danze come arma di conquista... Una delle tre, di solito quella bianca, ad un tratto si poneva a terra, con il corpo rivolto verso l'alto, forse una femmina, chissà, e poi riprendeva repentinamente il suo volo e le altre due a inseguirla senza darle tregua...

Il Monte Ciaurlec che è forse quello che riempie maggior parte della visuale, il Monte Pala che pare li a pochi passi, il Monte Davanti e la vicina Casera Davass a circa 15 minuti di cammino.
La via del ritorno è piuttosto agevole, un incrocio tra carrareccia e mulattiera, una inclinazione non eccessiva, scende più dolcemente rispetto a quanto repentinamente sale.
Dopo due ampi tornanti un sentiero si snoda a destra, è quello che porta all' Ancona della SS. Trinità,
ecco, di nuovo, mi ricordo di questo monumento votivo con le due bombe ai lati e la piccola Cappella, sono già stata anche qui, non mi ricordo quando, non ricordo per dove, ma la mia assurda e sempre presente memoria visiva riappare.
Da li in poi rammento passo dopo passo tutto il sentiero del ritorno, le pietre, i muretti, i giochi di chiaro scuro delle ombre prodotti dal sole che verso le tredici è spuntato fuori luminoso e caldo...
Il sentiero finisce sulla strada asfaltata, la si imbocca in giù verso destra, circa 2,2 km per tornare a Borgo Riosecco lasciando a sinistra l'agriturismo Alle Genziane e dopo pochi metri la palestra di roccia a destra.
Fatta...
Per la prima volta, dopo mesi, sono riuscita a fare qualcosa per me e nella testa non avevo niente altro se non pensiero, dedizione e concentrazione su di me e su ciò che stavo facendo.

(Le foto presenti in questo Post sono state scattate da me con Fotocamera Reflex Sony alfa 37)



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