Stamattina appena alzata,
aprire gli scuri delle finestre mi ha regalato un vedere
che da parecchi mesi mi mancava:
il giardino d'argento lo chiamo io,
la brina notturna si ghiaccia
sull'erba del prato,
sugli alberi,
sull'aiuola davanti l'uscio di casa
che ha già dimenticato
i suoi fasti estivi,
sul salice ormai stanco
che pare rassegnato
nel suo cedere il passo ad una difficile nuova stagione per lui
e lo vedrò germogliare nuovamente
solo quando il suo tempo tornerà in divenire.
Non vi è nulla che sappia
disegnarmi sul volto,
come il giardino d'argento,
un sorriso sereno e
allo stesso tempo
quel velo di malinconia
facendomi tornare alla mente
ciò che è stato,
cio che è
e ciò che sarà.
E resto ancora un pò
con lo sguardo perso
nei dettagli di questa
tela naturale
che nulla nasconde e
da nulla può fuggire
mentre il sole
inizia a portare
un pò di tepore.
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